Capitolo 6.

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Miami era una città che spingeva a fare ogni sera qualcosa di diverso, soprattutto in quel periodo dell'anno in cui la temperatura era mite, il sole caldo, ma non c'era l'afa tipica dell'estate

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Miami era una città che spingeva a fare ogni sera qualcosa di diverso, soprattutto in quel periodo dell'anno in cui la temperatura era mite, il sole caldo, ma non c'era l'afa tipica dell'estate.

Di solito era così, per la maggior parte delle persone almeno, ma non per me, non quella sera. In genere ero un tipo piuttosto asociale, mi piaceva passare del tempo da sola con i miei pensieri, a leggere un libro o a guardarmi una serie TV, nella mia tranquillità, protetta dalle mura di casa.

Quel venerdì sera, dopo l'ennesima giornata da schifo al lavoro, avevo deciso che un bel film romantico sarebbe stato il compagno ideale per il mio umore ballerino.

Mi raggomitolai sul divano, una coperta che mi avvolgeva le spalle e una vaschetta di gelato tra le mani, ma il campanello suonò e fui costretta ad alzarmi.

«Arrivo!» urlai, con la convinzione che fosse una delle mie migliori amiche, o Dan.

Abbassai la maniglia. Aprii l'uscio e...

Oh. Cazzo.

«Che ci fai qui?»

Avrei voluto ignorare lo stomaco in subbuglio che mi strinse le viscere. Ci riuscii fino a quando Ale piegò la testa di lato e fece un sorriso.

«Speravo in un'accoglienza migliore.»

Mi squadrò da capo a piedi almeno un paio di volte, fino a quando non lo vidi assottigliare lo sguardo e compiere un paio di passi nella mia direzione. La tentazione fu quella di allontanarmi, solo per non dover respirare il suo profumo, che ormai sapevo il potere che aveva su di me.

«È una coperta?» la prese tra le mani e se la rigirò tra le dita, palesemente divertito.

«No, è il mantello dell'invisibilità.»

Fece un sorriso di sbieco e osservò la stoffa che stringeva ancora. «Non funziona, sai? Ti vedo ancora piuttosto bene.»

Le mie sopracciglia svettarono verso l'alto. «Fan di Harry Potter?»

«Sempre.»

Un difetto, giuro, me ne basta uno!

«Ti ho disturbato?» mi chiese.

«No, stavo per guardarmi un film in compagnia di una vaschetta gelato.»

Spostò lo sguardo sul polso, a cui era agganciato un orologio e aggrottò le sopracciglia. «A ora di cena?»

«Non avevo voglia di cucinare ed è stata una giornata piuttosto impegnativa.»

Glielo lessi nello sguardo che avrebbe voluto commentare, ma si trattenne. «Allora sono arrivato giusto in tempo.»

«Per?»

«Salvarti da un'alimentazione pessima. Ho fame e devo andare in un posto.»

«E tutto questo mi riguarda, perché?»

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