Capitolo 19.

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Il mio menù era senza prezzi

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Il mio menù era senza prezzi.

Non mi sarebbe dovuto importare, ma era difficile per me scegliere un piatto senza sapere quanto sarebbe costato. Volevo avere la possibilità di decidere se il prezzo poteva essere equo, oppure un dannato furto.

Ma ovviamente non lo specificai mai a parole, mi tenni ben stretta i miei pensieri, mentre guardavo la carta come se mi dovesse dare lei la risposta giusta.

Il menù mi scivolò tra le mani e Ale mi porse il suo.

«Grazie,» gli rivolsi un sorriso e lui fece un piccolo cenno con la testa.

Non disse niente, non chiese spiegazioni, ma apprezzai che avesse capito ci fosse qualcosa che non andava.

Quando il cameriere tornò da noi, ordinammo i nostri piatti e Ale aggiunse un vino bianco che si poteva sposare alla perfezione con ciò che avevamo preso.

«Spero non sia un problema» disse quando restammo da soli.

«No, ho bisogno di rilassarmi un po'.»

«Non ho ancora intenzione di mangiarti» sussurrò, venendomi a un palmo dal naso, anche se dallo sguardo che mi rivolse sembrava proprio che avrebbe voluto farlo.

«Peccato,» arricciai il naso e lui sorrise.

«Avrei una domanda da farti, ma non so come renderla meno diretta.»

«Dilla e basta» feci spallucce.

«Quanto è stato difficile dopo che tuo padre se n'è andato?»

Sussultai e abbassai lo sguardo. «Perché me lo chiedi?»

«Hai fissato il menù per dieci minuti senza prendere una decisione, ma, quando ti ho dato in mano il mio, ti sei rilassata e hai scelto subito.»

Allungai una mano sul suo braccio appoggiato al tavolo. Gli accarezzai il polso, per ringraziarlo di quella comprensione.

«Per molti anni non ci sono state cene al ristorante o giornate fuori. Gli oggetti personali erano pochi e non si comprava nulla fino a quando non serviva davvero. Le mie coetanee passavano i sabati pomeriggio a comprarsi l'ennesimo paio di scarpe da riporre nell'armadio, mentre io servivo caffè in uno Starbucks, prima di andare in un ristorante poco distante da qua. Tutto quello che ognuno di noi guadagnava era destinato alle necessità della famiglia e questo mi ha portato... a convincermi che qualsiasi cosa non è di estremo bisogno, può anche non essere comprato.»

«Come una cena in un ristorante, o un libro.»

Il cuore mi pompò nel petto a quella sua constatazione.

Ale mi ascoltava, non fingeva, lo faceva sul serio ed era... lusinghiero.

In passato mi era capitato più di una volta che mi venissero fatte delle domande, la cui risposta non veniva nemmeno presa in considerazione.

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