Capitolo 14.

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Non avrei dovuto insistere

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Non avrei dovuto insistere.
Una persona quando decide di uscire dalla tua vita dovrebbe essere lasciata andare, ma io non riuscivo a credere che Ale fosse scomparso senza motivo.

I visualizzati senza risposta furono chiari, ma non bastarono a zittire la vocina nella mia testa che mi ricordava tutti i bei momenti passati insieme. Non mi capacitavo che le sensazioni fossero state a senso unico e c'ero cascata per l'ennesima volta.


Ele: Vorrei capire cos'è successo. Non merito nemmeno una spiegazione?

Ale: No, solo le persone importanti la meritano e tu non lo sei mai stata.


Quelle parole fecero male, più di quanto pensassi.

Mi fu chiaro di essere stata presa in giro e nel peggiore dei modi, perché mi aveva fatto credere di essere importante per lui, o di valerne la pena.

Che illusa.


Ele: È stato tutto un gioco, vero? Le parole, gli sguardi, le carezze. Tutto finto. Tutto studiato. Il tuo cambiamento è solo una balla, volevi portarmi a letto e basta. Bravo. Ci stavo cascando.

Ale: Va bene, Ele, volevo solo scoparti. Credi quello che vuoi, non m'interessa. La mia coscienza è pulita, ma non credo possa dire lo stesso della tua.


Non ero mai stata convinta dell'interesse di Ale, ma ero arrivata a crederci. Il modo in cui non riuscivamo a fare a meno di toccarci era troppo chiaro per essere frainteso.

Le sue parole.

I suoi sguardi.

Mi ero convinta che gli fossi sempre piaciuta.

A quanto pareva, mi ero sbagliata.

Forse Ale mi aveva dipinto una bella maschera che in realtà non esisteva e ci ero cascata con tutte le scarpe.

Per i primi giorni la rabbia nei confronti di me stessa l'aveva fatta da padrone, per essermi lasciata fregare; ma poi subentrò la tristezza, quella profonda e che scava nell'animo; quella che mi spinse a ricercare la compagnia della mia famiglia che era la sola che sapeva apprezzarmi.

Non potevo credere di essere stata così stupida da pensare davvero di piacergli. Ero sempre stata convinta del suo disinteresse, pensavo fosse a senso unico, ma, appena mi persuasi del contrario, ecco la batosta.

E purtroppo faceva male.

Non avrebbe dovuto, ma bruciava come una dannata.

Quella fine era la prova tangibile che non ci si doveva mai fidare dell'attrazione, perché portava solo guai e rogna.

Per fortuna non c'eravamo baciati.

Per fortuna non c'era stato nient'altro che semplici carezze e sguardi, perché già quelli bruciavano come una sconfitta.

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