(COMPLETA)
«Sei il mio calmante naturale, Pear.»
Per Eleonore trovare un uomo che la catturi pare un'utopia, nessuno le piace davvero e con tutti prova solo apatia. L'attrazione fisica, quella che tutti i suoi amici hanno sempre provato, è qualcosa...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Il tempo è relativo.
Per ognuno di noi passa in maniera diversa.
Per me sembrava essersi dilatato.
Gli ultimi due mesi erano stati lunghi e massacranti. Mi sentivo addosso più anni di quelli che in realtà avevo.
Ero stanca, tesa e con la testa perennemente piena di pensieri.
Il solo che riusciva a dissipare la coltre che mi offuscava la testa era Josh. Ci eravamo incontrati un giorno durante una delle mie corsette post lavoro. Lui andava da una parte e io dall'altra, i nostri sguardi si erano incrociati, ci siamo riconosciuti e sorrisi. Avevamo smesso di correre ed eravamo andati a fare colazione insieme.
Fu una boccata d'aria fresca parlare di argomenti diversi e non sempre gli stessi: Ale, le ragazze, il nonno, l'ospedale.
Pensare ad altro era rigenerante.
Josh lo era.
A differenza del ragazzino timido e introverso che ricordavo, era un uomo pieno di vita e d'interessi, che amava tenersi in movimento.
Era tutto leggero e privo di aspettative.
Non mi pressava per avere risposte a delle domande che gli leggevo nello sguardo.
Lo apprezzai.
Non avrei saputo cosa dirgli.
Bussarono alla porta e recuperai la borsa dalla sedia, prima di andare ad aprirla.
«Ehi, Josh.»
«Ciao, pronta a perdere?»
Risi, mentre mi chiudevo casa alle spalle. «E chi ti dice che sarò io a farlo?»
Lui si unì alla risata e raggiungemmo la macchina, su cui salimmo.
«Oggi com'è andata?» gli domandai.
Alzò gli occhi al cielo. «Paul è impazzito, non so cosa gli sia preso. È convinto di dover alzare la posta in gioco e allargare il Lucy, aggiungerci una cucina, renderlo un ristorante diurno e organizzare feste in grande stile.»
Non ero una grande fan dell'uomo che era Paul, ma sapevo avesse il fiuto per gli affari e che fossero un suo pensiero costante.
«Be', di sicuro un'idea innovativa, no?»
«Sì, ma costosa. Non fraintendermi, gli affari vanno alla grande, ma un cambiamento sarebbe un azzardo che non credo ci possiamo permettere.»
«E come mai gli è venuta quest'idea?»
Lui sospirò. «Vuole fare concorrenza alla Miami Valley.»
Sussultai, mi fu impossibile non farlo, perché il mio pensiero corse all'istante ad Ale, alle serate passate a quella festa in attesa che lui mi concedesse un po' di tempo insieme.