Seconda Parte - Capitolo 26

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Ele faticava a dormire la notte da qualche giorno, le faceva male la schiena e non riusciva a trovare una posizione comoda. Era un problema per lei, ma anche per me, perché avvertivo la sua agitazione e non mi rilassavo.

Per quel motivo ero uscito prima dal lavoro e avevo fatto un salto al centro commerciale.

Mi ero ricordato che, nel corso dei mesi, aveva guardato spesso dei video di un cuscino che avrebbe potuto aiutarla, così entrai in negozio e lo ordinai.

Passeggiai tra le risate e gli scherzi dei ragazzini che mi circondavano, alcuni di loro sembravano ancora così innocenti da non riuscire a capire, perché stessero facendo certi discorsi così fuori luogo per la loro età.

Mi fermai davanti alla sala giochi, dove avevo passato tempo immemore insieme a Luke quando eravamo adolescenti. Quel luogo era zeppo di ricordi che mi fecero scappare più di un sorriso.

Il mio cervello fu bombardato da suoni, grida, risate e musiche, ma una fra tutte sovrastava le altre, quella di Dance Dance Revolution. Luke era un asso in quel gioco, sembrava avere la musica nel sangue, riusciva a mettere due passi in fila senza inciampare nei suoi stessi piedi, a differenza mia che sembravo un tronco di legno. Con gli anni, per fortuna, ero migliorato.

In quel momento, c'erano un ragazzo e una ragazza che stavano ballando una canzone piuttosto difficile, molto ritmata e con poco spazio per prendere respiro. Eseguivano anche delle acrobazie, piroette, gesti con le braccia e le mani libere. Si stavano di sicuro preparando per qualche gara.

Erano bravi, si vedeva che ci lavorassero da un po' di tempo, ma a un certo punto il ragazzo scivolò e finì con il sedere sul pavimento.

«Non ci posso credere, Nathan!» la ragazza sbatté i piedi e bloccò il gioco in un grosso sbuffo.

«Cady, andiamo, sono ore che siamo qua. Ho bisogno di una pausa» il ragazzo si lamentò, mentre si alzava massaggiandosi il sedere.

Mi scappò un sorriso quando la ragazza si girò e lo fulminò con lo sguardo. «Le regionali non si vincono da sole, lo sai?»

«Sì, ma non ho intenzione di perderci la sanità mentale.»

«Che vorresti dire?» lei mise le mani sui fianchi e si avvicinò minacciosa.

«Che sei completamente pazza! Sono tre ore che siamo qua e non mi hai fatto fare nemmeno una pausa, ti sembra normale?»

«Abbiamo entrambi bisogno di quei soldi, o sbaglio?»

«Già, ma forse li troverò in altro modo» raccolse il suo zaino con uno strattone e le diede le spalle.

«Dove vai?»

Nessuna risposta.

«Nathan, andiamo, non puoi dire sul serio.»

Il ragazzo arrivò fino all'entrata.

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