Seconda Parte - Capitolo 31

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Era stupenda, con quella matassa di capelli scuri, le guanciotte piene e le dita grassottelle.

Era stato amore al primo vagito.

Mi era bastato sentirla piangere per la prima volta per avere la certezza assoluta che quella bambina, la nostra bambina, avrebbe avuto il mio cuore in maniera incondizionata.

E lì, in quel momento, con lei tra le braccia che si era addormentata con un mio dito stretto nel pugno, capii cosa volesse dire amare senza riserve.

Avrei fatto qualsiasi cosa per lei, per saperla al sicuro, per farla crescere sana, forte e con dei principi. Avrei fatto di tutto per lasciarla libera di prendere le proprie decisioni e di accompagnarla in qualsiasi modo la rendesse felice.

Non ero così cieco da credermi infallibile, sapevo che avrei sbagliato, ma sarei stato sempre mosso dalla buona fede.

Le lasciai un bacio sul nasino e lo arricciò.

Ridacchiai a bassa voce, perché era troppo simile a Ele.

Mi avvicinai al letto dov'era crollata dopo averla presa tra le braccia.

Era stata una forza della natura.

Non aveva mollato, mai, nemmeno quando a parole diceva di non farcela.

Aveva spinto con tutte le sue forze solo per darla alla luce, nonostante la sofferenza che stava provando.

Ele era una donna forte che pensava di non esserlo, aveva bisogno solo di qualcuno che l'affiancasse in silenzio e la sorreggesse mentre compieva i primi passi da sola.

Mi piegai per lasciarle un bacio sul naso e fece la stessa identica smorfia di Arianna.

Già.

Arianna.

Alla fine, avevo vinto io.

Era stata una battaglia dura ed estenuante, ma c'ero riuscito.

Ele aveva passato intere serate a storpiare il nome, non riuscendo mai a pronunciarlo nella maniera giusta.

Credevo che non ce l'avrebbe mai fatta.

Fino a qualche ora prima, quando ci era stato chiesto quale nome avessimo scelto per lei.

«Arianna,» le era scivolato dalle labbra in un sussurro stremato, emozionato, mentre accarezzava la testa della bambina e la guardava con puri occhi pieni d'amore.

Avrei voluto essere guardato allo stesso modo, con la stessa intensità e devozione.

Ma ormai era un sogno, a cui dovevo rinunciare.

Ele non mi avrebbe mai guardato in quel modo.

Forse un altro, ma non me.

Speravo che almeno quella bambina lo avrebbe fatto, che sarei stato per lei il supereroe che poteva ogni cosa.

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