(COMPLETA)
«Sei il mio calmante naturale, Pear.»
Per Eleonore trovare un uomo che la catturi pare un'utopia, nessuno le piace davvero e con tutti prova solo apatia. L'attrazione fisica, quella che tutti i suoi amici hanno sempre provato, è qualcosa...
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Ale: Pear, ci sei?
Lessi quel messaggio tre volte, ridendo.
Ovviamente non appena ero entrata in possesso del mio telefono, avevo dato un'occhiata alla conversazione tra Dan e Ale, rimanendone stupita. Il moro non sembrava affatto preoccupato della gelosia di mio fratello, anzi, ne rideva, prendendosi gioco del mio migliore amico.
Gli risposi con un selfie di me sul divano e un libro sulle gambe.
Ale: Ti va di venire da me? Giuro solennemente di non avere buone intenzioni.
Scossi la testa e risi di gusto.
Poco dopo il suono della notifica rimbombò nella stanza silenziosa.
Ale: Scherzo (forse), ma volevo farti conoscere qualcuno. E il mio pensiero andò subito a Sky, il suo Labrador.
Ele: È la scusa che prende il posto della collezione di farfalle?
Ale: 😂 non è una scusa. Mi farebbe davvero piacere che la incontrassi, sai, per la questione che è un po' territoriale.
Ele: Ne sarei felice.
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Da brava patetica qual ero, mi c'erano voluti giusto cinque minuti per ritrovarmi in macchina, il navigatore acceso e l'agitazione in corpo, perché l'idea di vedere Ale da sola, a casa sua, riempiva l'aria di aspettative da essere quasi insopportabile.
L'istinto mi diceva di fare inversione, tornare indietro e inventarmi una scusa, ma sapevo fosse la mia ansia a parlare. Accesi la musica a tutto volume pur di non dar retta ai miei pensieri.
Ale mi faceva provare sensazioni che ero convinta non fossero per me e non facessero parte della mia persona. Era un dannato problema e un'arma che, se non avessi imparato a gestire, avrebbe potuto farmi del male.
Il mio cuore batté come un pazzo quando scorsi la villetta in lontananza, tanto da farmi fischiare le orecchie e dimenticarmi della musica. Misi la freccia a destra ed entrai nel suo vialetto. Parcheggiai la macchina accanto alla sua sotto alla tettoia, come mi aveva scritto per messaggio.
Spensi il motore e rimasi con le mani sul volante per qualche istante, prendendo dei respiri profondi.
«Andiamo, ce la puoi fare. Hai passato ancora del tempo con Ale da sola.»