Seconda parte - Capitolo 3

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Il nonno stava bene, nonostante fosse ancora un po' intontito e rintronato. Ero sicura che, una volta passato del tempo a casa, si sarebbe rimesso del tutto.

Mia mamma e io avevamo messo a soqquadro il salotto di nonna, visto che era meglio non si sforzasse ancora per qualche giorno. Era stato divertente, come quando da bambini Matt e io costruivamo un fortino con tutto ciò che ci capitava a tiro. Fu in qualche modo la stessa cosa.

Iniziai a vedere una luce, un piccolo spiraglio in quella coltre di nubi che c'era stato nell'ultimo periodo. Sapevo che la risalita era lunga e di sicuro non facile, ma quella buona notizia mi iniettò una sana dose di positività.

Raggiunsi l'appuntamento dalla ginecologa per il controllo annuale con uno strano sorriso stampato in faccia.

«Ele, ciao! Come sei raggiante oggi» mi accolse Blair, la receptionist, al mio arrivo.

«Grazie, tu come stai?»

«Oh, molto bene. Sono andata a convivere, sai?»

Avvertii chiaramente la serenità scivolarmi dalle vene, lasciando spazio a una tristezza improvvisa. Ero felice per lei, sapevo quanto avesse sofferto per il suo ex e si meritava un uomo accanto con cui costruire una famiglia, ma... io chi ero?

Avevo sempre avuto la sensazione di essere in ritardo: il primo bacio era arrivato anni dopo a quello delle ragazze, così come i miei primi approcci al sesso. Dentro di me era come se ci fosse un orologio che non segnava l'ora giusta e mi ero sempre sentita in qualche modo in difetto.

Ero in quell'età in cui alcuni miei coetanei si erano già costruiti una famiglia, per gli altri che mancavano c'erano tutti i presupposti perché succedesse.

Era un pensiero che non mi era mai passato per la testa mentre stavo con Ale, ma la nostra rottura aveva portato a galla le mie aspettative. Ero convinta di esserci, magari non nell'immediato futuro, ma prima o poi sarebbe successo, invece... no.

Perché sembravo essere sempre un passo indietro agli altri?

Mi congratulai con lei e forzai un sorriso, mentre avrei voluto scoppiare in un pianto disperato.

Diventerò mai mamma?

Mi sposerò mai?

Iniziavo a dubitarne.

«Ele, andiamo. È il tuo turno.»

Il faccione sorridente della ginecologa sbucò dalla porta e mi fece un cenno con la testa.

Quando mi avvicinai aggrottò le sopracciglia. «Come mai stai piangendo?»

Non me n'ero nemmeno accorta e mi asciugai il viso con le mani.

Scossi la testa. «Lascia stare, è solo un periodo un po' così. Sono sicura andrà meglio» le feci un sorriso.

Si chiuse la porta alle spalle quando entrai. «Brava, questo è lo spirito giusto. Mai abbattersi. Allora, ci sono problemi? Fastidi di qualche tipo?»

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