(COMPLETA)
«Sei il mio calmante naturale, Pear.»
Per Eleonore trovare un uomo che la catturi pare un'utopia, nessuno le piace davvero e con tutti prova solo apatia. L'attrazione fisica, quella che tutti i suoi amici hanno sempre provato, è qualcosa...
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Sky si comportava in maniera insolita.
Non appena Ale si avvicinava, anche solo di qualche metro, lei mostrava i denti e si metteva sulla difensiva.
Con lui, non con me.
Ale non se n'era preoccupato, aveva reagito con una scrollata di spalle e uno sguardo strano rivolto a Sky, come se in realtà avesse già capito il motivo del suo atteggiamento.
Comunque, non era solo il Labrador a essere strano, ma anche il padrone, che sembrava girarmi attorno senza mai avvicinarsi davvero, come se volesse mantenere le distanze. Non che mi desse fastidio, ma lo trovai un atteggiamento poco coerente considerato che era stata sua l'idea del mio trasferimento.
Alla fine avevo accettato, perché ero consapevole fosse la cosa giusta. I racconti di mia mamma e mia nonna mi avevano fatto rendere conto che la sua presenza fosse necessaria per la bambina.
Solo che era difficile avercelo attorno così spesso.
Stare in quella casa, tra quelle mura, mi faceva venire voglia di affondargli il naso nel collo per inspirare il suo profumo.
Quando, dopo cena, Ale tirò fuori dal freezer una vaschetta di gelato alla menta e cioccolato l'avrei abbracciato, se non fosse stato per Sky, acciambellata tra le mie gambe, che iniziò a ringhiare non appena lui si avvicinò al divano.
Avrei dovuto usare tutta la buona volontà per non rischiare di combinare qualche disastro e gli ormoni, quegli stronzi, di sicuro non miglioravano la situazione.
Come se non bastasse, dormire sembrava un'utopia. Da quando ero uscita dall'ospedale non riuscivo a prendere sonno in nessun modo e, se succedeva, mi svegliavo in preda al panico e sudata.
La bambina era il centro di tutti i miei incubi. Mi figuravo in maniera sempre diversa come potessi perderla. Un giorno la mia pancia c'era e quella dopo no, a volte per eventi stupidi che rischiavano di mettermi l'ansia anche per i gesti più semplici.
Cercavo di non darvi peso, di non farmi schiacciare da certe fantasie, ma a volte non era facile, soprattutto quando restavo in compagnia dei miei pensieri.
«Cariña, como estas hoy?»
Carmen entrò dalla porta finestra e mi rivolse uno sguardo preoccupato. Avevo legato con lei fin da subito, perché era stata la prima a rendersi conto che qualcosa non andava. Era stato assurdo come le fosse bastato guardarmi in faccia e capire che non stessi bene. Non ci eravamo mai viste, né parlate, eppure era stato sufficiente uno sguardo per comprendere tutto. La reazione naturale fu quella di confidarmi con lei, pregandola di non farne parola a nessuno, soprattutto con Ale, che avrebbe finito per preoccuparsi.
Ed era la sola che Sky riuscisse a sopportare nelle mie vicinanze.
«Bene» feci un sorriso, sperando di nascondere l'ennesima notte insonne.