(COMPLETA)
«Sei il mio calmante naturale, Pear.»
Per Eleonore trovare un uomo che la catturi pare un'utopia, nessuno le piace davvero e con tutti prova solo apatia. L'attrazione fisica, quella che tutti i suoi amici hanno sempre provato, è qualcosa...
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Per me correre era una valvola di sfogo non indifferente. Mi aiutava a scaricare la tensione e a farmi scivolare di dosso una giornata di lavoro pesante, ma quella volta avevo cercato una distrazione dalle mie stesse sensazioni.
Mi sentivo così sbagliata per quello che avevo fatto, non tanto per il gesto, ma per la miccia che aveva fatto scattare i miei pensieri: Ale.
Non ero una bigotta, consideravo la masturbazione sana e del tutto naturale, ma si era limitata sempre a fantasie astratte con persone senza volto, mentre quella volta lui era reale e mi seduceva come nessuno prima.
Tutta quell'attrazione così viscerale e potente era per me talmente nuova da spaventarmi, ma la potevo gestire, dovevo farlo per la mia sanità mentale.
Per fortuna, alla fine, la corsa e una doccia rigenerante riuscirono nell'intento, tanto che cominciai a canticchiare tra me e me la nuova canzone di The Weeknd. Mi avvolsi un asciugamano grande intorno al corpo, racchiusi i capelli in un turbante e mi diressi verso la cucina, alla ricerca dell'ispirazione necessaria per la cena.
Ero a metà strada, quando il campanello suonò e mi costrinse a fare dietro front.
«Arrivo!» urlai, continuando poi a fischiettare e muovere la testa.
Aprii la porta, distratta dal motivetto che stavo canticchiando, ma mi s'impigliarono le parole quando incontrai la figura di Ale stagliata oltre la soglia.
E fu un dannato colpo basso.
Ero riuscita a distrarmi, togliendolo da quell'angolo del mio cervello in cui sembrava essersi incastrato e lui ricompariva, dal nulla, come se sapesse che fosse successo e voleva rientrarci a forza.
La mia nudità non mi era mai parsa un problema come in quel momento. La percepii appieno, come se la spugna non coprisse a sufficienza il mio corpo e, da una parte, avrei voluto fosse così. La consapevolezza della mia condizione e la sua presenza bastarono a far divampare un incendio nelle mie vene.
Le immagini nella mia testa erano chiare e impossibili da fraintendere, perché avevano tutte per protagoniste lui e me, appiccicati, i nostri corpi spalmati addosso, le sue mani sui miei fianchi e...
«Che ci fai qui?» strinsi l'asciugamano e incrociai le braccia al petto, per nascondere i capezzoli che cercavano in ogni modo un po' di attenzione.
Era tutto così anomalo da faticare a gestirlo, soprattutto quando ce l'avevo davanti e la sua presenza era impossibile da ignorare.
«Un'altra missione.»
Fu quasi deludente constatare che nel suo tono non c'era il minimo segno di difficoltà, come se non gli importasse che fossi mezza nuda davanti a lui.
Togliti qualsiasi pensiero dalla testa.
Bastò quella consapevolezza a far spegnere l'incendio, anche se qualcosa continuò a ribollire sotto la superficie, ma era molto più facile da ignorare.