(COMPLETA)
«Sei il mio calmante naturale, Pear.»
Per Eleonore trovare un uomo che la catturi pare un'utopia, nessuno le piace davvero e con tutti prova solo apatia. L'attrazione fisica, quella che tutti i suoi amici hanno sempre provato, è qualcosa...
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Ci fu un altro problema che inizialmente presi sottogamba, ma che appena me ne resi conto mi instillò dubbi non indifferenti: il lavoro.
Non svolgevo una mansione particolarmente stancante o pericolosa, quindi non mi spaventava l'idea di andare ogni giorno in ufficio fino alla gravidanza, ma era un dettaglio che dovessi condividere con il mio capo, un uomo in là con gli anni, che stava aspettando il momento più adatto per lasciare il posto al figlio e ai suoi soci.
L'immagine, in lavori come il mio, era tutto, per quel motivo ero sempre ben vestita e truccata. Ero la copertina del nostro ufficio e non mi potevo permettere di mostrarmi trascurata, o sciatta, ne sarebbe andata della credibilità degli avvocati. Almeno, questo era quello che mi era stato spiegato al colloquio e lo prendevo per vero, di conseguenza, davo per scontato che una donna incinta sarebbe stata mal vista.
Avevo cercato il coraggio per giorni senza risultati.
Avevo tenuto aperto il calendario del capo per giorni, fissando ogni posto libero disponibile nella sua agenda in attesa della dose di coraggio che mi avrebbe fatto scrivere il mio nome, ma non ci fu verso. Mai.
Solo che sapevo: più passava il tempo, più la mia posizione si aggravava e, se fossi stata lasciata a casa, avrei avuto non pochi problemi.
«Buon giorno, Elenoire, l'appuntamento delle dieci è già arrivato?»
Duncan Kent era un uomo distinto di quarant'anni, il fascino dell'avvocato stampato addosso. Era sempre serio e impostato, a differenza del padre che mi rivolgeva sempre un sorriso. Non era mai stato scortese nei miei confronti, ma nemmeno amichevole e quel dettaglio me lo rendeva un po' meno simpatico e m'impediva di parlare con lui.
«No, la signora Scott ha chiamato e ha avvisato che farà ritardo.»
Lui sbuffò. «Sarà una pessima giornata.»
«Se vuole, la signora Vanderbilt è già arrivata. Il figlio l'ha depositata qui prima di andare al lavoro e lei non aveva niente da fare.»
Un cenno. «Perfetto. Le farò sapere quando farla accomodare. Le ha offerto il caffè?»
«Certo, come sempre.»
Lui s'incamminò, senza dirmi altro.
Una rinnovata dose di positività si fece largò in me, perché avrei avuto la possibilità di parlare con suo padre da solo, senza la sua presenza, che m'inquietava.
«Ah, Elenoire?»
«Sì, signore?»
«Cancella tutti gli appuntamenti di mio padre. Ha avuto un imprevisto stamattina e non si presenterà in ufficio.»
Merda.
«Come, scusi?» lui si avvicinò, assottigliando lo sguardo.