Seconda Parte - Capitolo 6

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«Sei andato a casa sua a fare il pazzo?»

Luke era seduto sul mio divano e mi guardava come se fossi davvero fuori di testa.

«Cosa pensavi sarebbe successo, quando mi hai chiamato?»

Credevo che tra tutti, lui sarebbe stato quello che avrebbe capito.

«Di certo, non che andassi a casa sua a trattarla come se fosse una bambina» scosse la testa sconsolato. «A volte assomigli davvero a suo fratello.»

Mi accigliai. «Lo sai benissimo perché ho reagito così ed è lo stesso motivo per cui me l'hai detto.»

«Ma lei lo sa?»

No, con Ele non ne avevo mai parlato, perché non c'era mai stata occasione. Solo la prima sera Da Neo avevo accennato a un'azione sconsiderata che aveva sbloccato un periodo di staticità, ma non ero stato del tutto sincero, perché non parlavo molto volentieri di quel periodo della mia vita ed era piuttosto pesante da raccontare a una prima uscita tutti insieme. In seguito, non c'era mai stata l'occasione e l'argomento non era mai stato tirato in ballo, perché Ele non si era mai chiesta il motivo per cui fossi cambiato tanto. Forse aveva dato per scontato fosse stata un'evoluzione naturale dovuta alla crescita, alla maturità, ma non era del tutto così, c'era un fattore scatenante, un evento che aveva cambiato per sempre la mia percezione della vita e si era portato via il vecchio me.

Un avvenimento che mi aveva portato a reagire a quel modo brusco, a trattarla come se avesse due anni, perché ammettere che stessi tremando dalla preoccupazione sarebbe stato troppo d'impatto. Avevo passato un'ora fuori casa sua con i nervi a fior di pelle e l'ansia che mi martellava nel cervello. Mi ero convinto fosse successo qualcosa, quando la vidi arrivare e scendere dalla moto.

Avrei voluto abbracciarla, stringerla a me e pregarla di non fare mai più una cosa simile, ma la consapevolezza che non ne avessi il diritto mi aveva fatto incazzare più di quanto non fossi. Vederla con quello poi, non aveva aiutato, perché faceva male sapere che stesse davvero andando avanti.

Durante la nostra conversazione avevo usato nomignoli stupidi e derisori solo perché speravo mi dicesse di smetterla di chiamarlo il suo ragazzo, che erano solo amici.

Non era successo e mi sentivo così stupido a essermi illuso del contrario.

«No, perché non ha più senso.»

Perché tanto di conoscermi non le interessava più, forse non le era mai particolarmente importato, visto che certe domande non me le aveva mai poste.

«Se ti piace passare per un pazzo sconsiderato che fa una piazzata del genere, fa pure, ma io penso che tu debba dirglielo.»

«Perché dovrei?»

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