(COMPLETA)
«Sei il mio calmante naturale, Pear.»
Per Eleonore trovare un uomo che la catturi pare un'utopia, nessuno le piace davvero e con tutti prova solo apatia. L'attrazione fisica, quella che tutti i suoi amici hanno sempre provato, è qualcosa...
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Avevo guardato video su video non riuscendo a capire in quale modo quel cuscino avrebbe potuto essere utile. Ero stata scettica per tutto quel tempo, indecisa se spendere soldi e fare un salto nel vuoto, ma, dopo averlo avuto, non avrei più potuto rimanere senza.
Ale aveva preso esattamente il modello che avrei voluto, quello a U, che sosteneva sia la schiena che la pancia e offriva un supporto anche per il collo.
Divino, davvero.
La prima sera crollai in un sonno profondo e mi svegliai riposata, così come Ale. Non si era mai lamentato, non aveva mai detto niente, ma vedevo sul suo viso i segni delle notti insonni, anche se apprezzai che non me lo facesse pesare.
Il sorriso radioso che mi rivolse la mattina successiva fu solo l'ennesima prova di quanto quell'acquisto avesse fatto miracoli, anche se si portava via un'abitudine a cui avrei fatto molto fatica a rinunciare: le sue braccia attorno a me, la mano sulla pancia come protezione.
O almeno, fu quello che credetti, perché era così ingombrante da non permettergli di avvicinarsi, solo che Ale sembrava spronato a non perdere quel momento e aveva finito per stringersi al cuscino e piazzarmi una mano sulla pancia.
Quello era l'unico contatto tra di noi, ma valeva più di qualsiasi altro.
Stava iniziando a essere dura, non solo per i cambiamenti fisici sempre più evidenti, ma anche per la fatica che provavo a compiere anche i più semplici movimenti: piegarmi come una persona normale, ormai era fuori discussione; non riuscivo a raccogliere un'oggetto caduto a terra e la vista dei miei piedi era un lontano ricordo.
Mancavano meno di due mesi, ma avevo la netta sensazione che sarebbero stati i più duri e difficili.
Avevo un po' il morale a terra, in realtà, e avrei voluto che Ale restasse a casa a farmi compagnia quella sera, ma era uscito senza darmi spiegazioni e io mi ero trattenuta dal fargli domande. Non erano affari miei cosa faceva e con chi.
Fu naturale per me far partire una video chiamata a Dan, che rispose dopo qualche squillo, il volto sorridente.
«Ehi, Bon Bon.»
Dietro di lui c'erano accese le luci, sinonimo che anche da lui fosse sera.
«Dove siete?»
«Montreal. Finalmente un fuso orario che non ci scombussola.»
Ridacchiai. «Jess dov'è?»
«È uscita con un paio di ragazze della crew. Sono poche e hanno finito per legare. Oggi si è svegliata dicendo che aveva bisogno di passare una serata solo donne.»
Sospirai. Mancava anche a me, la spensieratezza delle serate che trascorrevamo insieme con il solo obiettivo di goderci la nostra compagnia e divertirci tra di noi.