Seconda Parte - Capitolo 28

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Le mie giornate furono piene e stancanti: lavoro, corso preparto, yoga prenatale e casa

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Le mie giornate furono piene e stancanti: lavoro, corso preparto, yoga prenatale e casa.

Giorni pieni, caldi, afosi e... sfiancanti.

La bambina scalciava sempre, tranne quando ero al lavoro, l'unico momento in cui sembrava essere tranquilla, per il resto del tempo... era un terremoto e, se mi fermavo, protestava.

Ale e Sky la tenevano occupata, giocavano con lei dando piccoli colpi sulla pancia, ma anche quello, alla lunga, cominciò a diventare pesante.

Come lei, quella pancia che ormai faticavo a portare in giro per colpa delle caviglie gonfie, sempre più ingestibili.

Poi, come se non bastasse, Pesca iniziava a spingere verso il basso, sulla mia vescica, rendendomi quasi incontinente.

Ero stanca, provata, contavo i giorni come se ne andasse della mia stessa vita, ma sembravano non passare mai.

Non vedevo l'ora di prenderla tra le braccia e liberarmi di quel peso così difficile da portare addosso, solo per avere un po' di sollievo, di respiro, di sonno.

Mamma e nonna mi prendevano in giro, dicendomi che, se pensavo di dormire una volta nata la bambina, avevo fatto male i conti, perché sarebbe stato quasi impossibile, ma non ci credevo, pensavo che volessero solo spaventarmi. Non poteva essere peggio di quello che stavo passando.

La notte mi addormentavo dalla troppa stanchezza, ma mi svegliavo con la bambina che faceva i capricci e scalciava.

Nemmeno il cuscino alleviava le mie pene.

Nemmeno la presenza di Ale riusciva a tranquillizzarmi e farmi dormire.

Mi sentivo bombardata, dall'interno, dall'esterno, su ogni fronte possibile.

Una parte di me era stanca, un'altra si preoccupava per il futuro, l'altra ancora si fissava a guardare Ale in piscina mentre faceva le vasche.

Era come se ragionasse ogni singola parte del mio corpo: testa, cuore, pancia, milza, vescica, stomaco, vag... ormoni.

Come se non ne avessi abbastanza, come se portarmi appresso tutto il giorno il peso della bambina non fosse sufficiente, ci si metteva la voglia latente che voleva essere sfogata e non importava quanto ormai fossi sicura che Ale avesse qualcuno, lei se ne fregava.

Perché lui era lì, con il suo sorriso, lo sguardo sereno di chi stava vivendo il periodo più bello della sua vita, le spalle larghe, il petto ampio, il fisico asciutto, il sedere sodo, tondo e sempre in movimento, come perenne tentazione.

Ero bombardata da più fronti e, ne ero sicura, prima o poi avrei dato di matto. Era troppo per una singola persona.

Mi alzai dal letto, nonostante la schiena m'implorasse di stare seduta, ma ormai non avevo più possibilità di scegliere, perché Pesca aveva l'intero controllo del mio essere.

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