Capitolo 10.

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Sì, qualcosa si era spezzato

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Sì, qualcosa si era spezzato.

Ero stata per giorni in attesa, come un cagnolino fedele che aspetta il ritorno del padrone.

Sussultavo a ogni messaggio, o chiamata, sentendomi una stupida quando il mittente non era chi stavo aspettando.

Sere passate con un orecchio teso verso la porta con la speranza che lui bussasse.

Giorni in cui credevo di avere tutto sotto controllo, che fosse difficile solo quando ce l'avevo attorno e poi... mi ero illusa, come una scema e senza motivo, perché Ale non ci aveva mai provato apertamente con me. Era stato solo gentile, di compagnia, ma finiva tutto lì e io...

Mugugnai frustrata e chiamai Dan.

«Ehi, Bon Bon. Tutto bene?»

«Dimmi che sei a casa, ti prego.»

Il mio tono suonava disperato alle mie stesse orecchie e mi odiai per quello.

Una settimana. Era bastata una settimana per capitolare e ritrovarmi sotto a un uomo che non era palesemente interessato a me.

Ero patetica, ma non lo sarei più stata.

Non avrei aspettato per l'ennesima sera che si facesse vivo.

«Che succede? Devo picchiare qualcuno?» la sua solita giovialità venne sostituita da una serietà quasi spaventosa.

«No, ho solo bisogno di passare del tempo con te.»

«Vieni, sono qua, mi stavo giusto preparando una bistecca.»

«È compresa anche una bottiglia di vino?»

Ridacchiò. «A quella non dico mai di no.»

«Arrivo.»

Mi tolsi la tuta che indossavo e mi infilai un vestito, il primo che trovai e che mi faceva sentire comoda. Indossai un paio di sandali bassi, per poi andare in bagno a darmi una sistemata ai capelli e a lavarmi i denti.

Sorrisi al mio riflesso.

Avevo già perso troppo tempo ed ero scesa a dei livelli bassissimi, ma non avrei più permesso che succedesse.

Raccolsi la borsa dalla sedia e aprii la porta per uscire, mentre scrissi un messaggio a Dan.


Io: Dolce di Mama's?


Ci voleva giusto la mia torta preferita per risollevarmi l'umore.

Quando alzai la testa, mi bloccai sul posto e sussultai.

Era proprio bello.

Quei lineamenti sembravano disegnati, lo sguardo incastrato nel mio era pura magia e la sua intera prestanza fisica era un vero pugno nello stomaco, ma era chiaro fosse fuori dalla mia portata. Sembrava avere scritto Guardare, ma non toccare, solo che mi c'era voluto un po' per capirlo.

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