(COMPLETA)
«Sei il mio calmante naturale, Pear.»
Per Eleonore trovare un uomo che la catturi pare un'utopia, nessuno le piace davvero e con tutti prova solo apatia. L'attrazione fisica, quella che tutti i suoi amici hanno sempre provato, è qualcosa...
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Avevo un pensiero fisso da un po'.
Un qualcosa su cui la mia testa si era fissata, soprattutto perché, vivere in quella casa non mi aiutava per niente.
Cercavo indizi che mi permettessero di capire cosa fosse successo e perché, ma sembrava non esserci niente.
Provai a parlare con Carmen, ma anche lei si chiuse in un mutismo e scosse la testa.
Mi era sempre più chiaro che l'incidente di Ale, non aveva scosso solo la sua vita, ma anche quella di tutte le persone che tenevano a lui.
Stare a casa da sola per ore, mi concedeva il tempo per curiosare un po', anche se non avevo mai cercato nei cassetti o in luoghi più nascosti, perché mi sembrava di invadere troppo la privacy di Ale e mi sentivo in colpa.
Di sicuro, non mi sarei mai aspettata che Rosa mi avrebbe fornito una prova, portandomi in garage per cercare vecchi giocattoli e ninnoli delle sue passate gravidanze. Era convinta che certi oggetti potevano essere anche migliorati con il tempo e la tecnologia, ma altri, invece, potevano essere riutilizzati dopo una bella pulita.
Mi raccontò che aveva portato tutto nel garage di Ale, perché il marito si era lamentato che nel loro c'erano troppe vecchie cianfrusaglie che non servivano a niente. Lei, sentimentale, non aveva avuto cuore di buttare tutto, anche perché sperava che un giorno si sarebbe utilizzato qualcosa.
Avevamo rovistato negli scatoloni per almeno un'oretta, tra polvere e ricordi divertenti di Ale e Brian da piccoli. C'erano vecchi palloni, vestiti di ogni tipo e giocattoli prettamente maschili. Nulla che potessi riutilizzare, visto che aspettavo una bambina. Solo dopo un po' riuscimmo a trovare la culla tutta in legno smontata e dei piccoli sonaglietti.
Nell'uscire, con Rosa che non mi permise di prendere nemmeno uno scatolone, notai nell'angolo più remoto e scuro un telo grigio, che sembrava nascondere una sagoma piuttosto famigliare. Sviai subito lo sguardo e feci finta di non averla notata, ma registrai l'informazione per quando sarei stata da sola.
Il pomeriggio, mi assicurai che Carmen e Rosa non passassero e sfruttai il fatto che Brian fosse in università. Chiusi Sky in casa, con suo grande disappunto, e sgattaiolai in garage.
Il cuore batteva all'impazzata e mi sudavano le mani.
Non ero del tutto tranquilla, perché una parte di me sapeva stessi facendo qualcosa di sbagliato. Non avrei dovuto ficcanasare senza il permesso di Ale, ma ero curiosa, volevo sapere.
Il telo nascondeva chiaramente una moto, la sagoma era troppo ben distinta per poter fraintendere, ma perché la teneva se quel periodo era tanto doloroso per lui?
Perché lasciarla in un angolo, dove a ogni passo in garage poteva scorgerla e rievocare un periodo difficile?
Ero andata lì per vederla, tirare su quel telo e affrontare quell'incidente, ma, una volta lì, tentennai.