Seconda Parte - Capitolo 22

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«Lo sapevi.»

Guardai mio fratello stupita, perché non mi aspettavo lo sapesse.

«Non proprio. Per un periodo Ale andò con il braccio ingessato in officina e si occupava della parte burocratica e delle pubbliche relazioni, ma, quando gli feci domande, mi rispose che era stato un coglione e si era rotto il gomito facendo dei lavori a casa. Gli credetti, perché non mi aveva mai dato modo di dubitare di lui, ma adesso... capisco, tante cose in realtà. Le smorfie quando si sedeva, o certe espressioni.»

«Non sapevo nemmeno avesse comprato una moto» s'intromise Fran, che finalmente era tornata a sorridere. Non era ancora la solita, quello ci sarebbe voluto un po', ma almeno aveva ricominciato a vivere e si era aperta con le persone a lei più care. Non era stato semplice, perché parlarne era un modo per rivivere tutte le brutte sensazioni e il fallimento, ma la aiutò sapere di non essere sola.

Anche con me ci stava provando, lo vedevo che cercava di non lasciarsi prendere dallo sconforto ogni volta che mi osservava la pancia ormai pronunciata e ben visibile.

«Ricordo gli articoli di giornale sull'incidente: la vetrina distrutta, la macchina ammaccata. Non sapevo chi fosse il ragazzo, ma davo per scontato non fosse sopravvissuto» commentò mio fratello.

«Non hanno lasciato trapelare nulla, nessuna informazione, com'è stato possibile?» domandai.

Fran fece spallucce. «Di solito i giornalisti parlano con le famiglie e chiedono se vogliono rendere pubbliche le generalità, oppure, suo padre si sarà attivato per non far trapelare troppe informazioni. Conosce gente influente da quanto so e poteva benissimo insabbiare tutto.»

«Non penso l'avrebbe mai fatto per Ale, non lo sopporta» affermai con sicurezza.

«Ma è suo figlio» mio fratello aggrottò le sopracciglia.

«E quindi? Anche noi abbiamo un padre che non ci supporta e sopporta, non dovresti stupirti.»

«Che ha lasciato la mamma e ha deciso di farsi un'altra famiglia, ma suo padre... vive praticamente a un passo da lui, come fanno a non andare d'accordo?»

«Fidati, penso provi proprio un odio viscerale nei confronti del figlio, anche se non lo comprendo. In fin dei conti Ale è una persona altruista, amata da tante persone e sempre disponibile. Ha un grande cuore e...» mi bloccai, perché sul viso di entrambi si disegnò un sorriso. «Che c'è?»

«Ti rendi conto di quello che stai dicendo?» c'era dello scherno nel suo tono di voce.

«Lo stai elogiando» fece un sorriso Fran.

«Perché non dovrei? È il padre di mia figlia e in questi giorni...» mi bloccai e serrai la bocca con uno scatto.

Non avrei ammesso ad alta voce che le attenzioni continue, addormentarmi tra le sue braccia e svegliarmi con un bacio sul naso mi stava piacendo più del necessario.

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