(COMPLETA)
«Sei il mio calmante naturale, Pear.»
Per Eleonore trovare un uomo che la catturi pare un'utopia, nessuno le piace davvero e con tutti prova solo apatia. L'attrazione fisica, quella che tutti i suoi amici hanno sempre provato, è qualcosa...
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Ero in crisi d'astinenza, una di quelle profonde e logoranti.
Se avessi seguito la parte più irrazionale di me, mi sarei appiccicata a lui e l'avrei seguito, ma, invece, sfrigolavo dalla voglia di vederlo.
Ero ai livelli di una liceale alla sua prima cotta, ma non riuscivo a trattenermi. Non era solo una mera questione sessuale, ma adoravo passare il tempo con lui, a chiacchierare, nuotare, giocare con Sky. Stava diventando la mia zona di confort nel quale cercavo rifugio quando qualcosa non andava.
Quel giorno, però, cedetti alla tentazione.
Per le tre sere precedenti era stato risucchiato dall'organizzazione della Miami Valley, che sarebbe stata da lì a qualche settimana, ed era stato praticamente irraggiungibile.
Così avevo rinunciato alla corsa dopo il lavoro per fargli una sorpresa in officina, prima che s'incontrasse con gli altri organizzatori.
Mettere piede nel capannone mi mise un po' a disagio. Era la prima volta che mi esponevo tanto con lui ed ero agitata. Mi sudavano le mani e sentivo lo stomaco in subbuglio.
«Ciao, posso esserti utile?»
Lo stesso ragazzo che mi aveva accolto la prima volta, mi si avvicinò pulendosi le mani con uno straccio.
«Ciao, io...»
«Tu sei la ragazza che è venuta al Seven Up per cercare Ale, vero?»
Una voce, piuttosto anziana e che avevo già sentito, mi costrinse a girarmi e incrociai lo sguardo del signore più anziano incontrato al pub. «Sì, sono io» gli feci un sorriso.
Lui annuì e poi guardò oltre le mie spalle. «Gira al largo, Brad, torna a lavorare, non c'è niente per te.»
«Grazie» mi girai per salutarlo con la mano, mentre il suo sorriso veniva sostituito da una smorfia.
«Vieni, ti accompagno in ufficio. È andato a farsi la doccia, prima di raggiungere gli altri.»
Avrei preferito infilarmi sotto l'acqua con lui e trascorrere il tempo in maniera più piacevole.
Io e il mio solito tempismo.
«Lei lavora qua?»
Salimmo delle scale e varcammo la porta di quello che si rivelò essere un ufficio piuttosto grande, con le pareti tappezzate di foto, che, a una prima occhiata superficiale, sembravano essere tutte uguali.
«Oh, io ero il migliore amico di suo nonno, nonché uno dei soci di minoranza dell'officina. Ho una quota talmente minima, che non dovrei contare niente, ma Ale è un caro ragazzo e mi ascolta sempre. Ho lavorato qua per tanti anni e adesso dovrei starmene a casa a rilassarmi, ma questo mondo mi piace troppo e stare a contatto con la gente ancora di più, anche se ci sono novità che un povero vecchio come me non comprende.»