Seconda Parte - Capitolo 29

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Avevo gli occhi chiusi ed ero avvolto da una pace assoluta.

Era una sensazione a cui ormai ero abituato, da quando Ele aveva cominciato a dormire con me, ad aprirsi di nuovo, a lasciarmi avvicinare, ma sembrava mille volte più potente.

I ricordi della notte mi attraversarono, io dentro di lei, di nuovo, dopo tanto tempo. Non una, non due, ma tre volte. Lei dormiva, placida, serena accanto a me e si svegliava, quando affondavo nelle sue pieghe ancora umide.

Il Paradiso.

Niente di più.

Niente di meno.

E a me sembrava di toccare davvero il cielo con un dito.

L'erezione svettò ancora contro il mio stomaco, fiera e spavalda, alla ricerca del corpo caldo di Ele che... non c'era.

Mi rigirai sulla schiena, occupando del tutto il divano e non riuscii a trattenere un sorriso stupido.

Lo sapevo che bastava avere pazienza, solo un po' di attesa e tutto sarebbe tornato come prima.

Non c'era voluto niente, solo il tempo di far capire a Ele chi fossi davvero, di permettere alla sua ferita di rimarginarsi e comprendere che non fossi io ad averla inferta.

Con lei era sempre così, bisognava attendere con la speranza che si sarebbe lasciata andare.

E io avevo sempre avuto tutto: pazienza, speranza, amore.

Mai meno del giorno precedente, sempre di più.

Ero stato ripagato.

Era tornato tutto come prima.

Non poteva essere altrimenti.

Percepii dei rumori provenire dalla cucina.

Sbarrai gli occhi e girai la testa fino a incontrare l'orologio che decorava la parete.

Ero in ritardo per aprire l'officina, ma non m'importava, perché avrei avuto la possibilità di passare del tempo con lei, di godermi i suoi baci, le sue carezze.

Mi alzai, stiracchiandomi, un'energia che non mi attraversava da qualche giorno.

Avrei dovuto avere la schiena distrutta dalla notte passata sul divano, ma così non fu.

I miracoli dell'amore.

Raccolsi i miei boxer sul pavimento e me li infilai, mentre entrai in cucina.

Ele era di schiena, intenta a preparare una qualche nuova ricetta che di sicuro aveva visto su internet, ormai si era fissata.

«Buon giorno.»

Sky trotterellò da me per prendersi le carezze mattutine, quelle stesse che stavo andando a prendermi io, ma dalla donna che mi stava ancora dando le spalle.

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