Seconda Parte - Capitolo 10

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Stavo ingrassando. In maniera lenta e inesorabile.

I jeans faticavano a scivolare sulle cosce e il bottone si chiudeva a stento, anzi, erano più le volte in cui non riuscivo.

La pancia non era ancora spuntata, ma tutto il resto stava lievitando senza sosta, compreso il seno, che ricordava tanto due palloni da calcio, grossi e gonfi, perennemente in tensione. Iniziai a indossare vestiti ampi e sfiancati, che non mi facessero sentire costretta e a disagio.

Per quel motivo il mio umore non era dei migliori, quando andai in ambulatorio per la visita mensile, e non aiutò che avrei dovuto aspettare la festa di quel fine settimana per sapere il sesso del bambino.

«Ele, come stai?» la ginecologa mi accolse con un sorriso, aprendo la porta.

«Bene, anche se potrebbe andare meglio.»

Lei si accigliò, accomodandosi davanti a me. «Che succede?»

«Ho paura di trasformarmi in un elefante» ammisi, senza troppi giri di parole, perché quell'eventualità mi spaventava e anche parecchio.

«Ok, salta sulla bilancia, che constatiamo se sia vero.»

Mi spogliai dell'unico indumento che indossavo e mi avvicinai alla bilancia, che mi rivolgeva lo sguardo compiaciuto di chi sapeva che sarei crollata. Non guardai mai verso il basso, perché quei numeri per me erano stati un'ossessione per troppo tempo.

«Mmh.»

«Male, vero?»

«Meno di quanto pensi, anche perché il mese scorso non avevi tutti questi problemi.»

«Sembra che mi si siano allargati i fianchi e le cosce.»

Che erano i primi punti in cui di solito mettevo su peso. Era quella zona critica che avevo sempre odiato e che mi aveva causato non poche paturnie, che ero riuscita a sedare solo con il corso degli anni.

«Costituzione, ma se la tua paura è quella d'ingrassare troppo, ti consiglio di mangiare come al solito e fare attività aerobica: camminata, nuoto, pilates, yoga, insomma, puoi continuare la tua routine. Solo, mi raccomando, non pensare di dover mangiare per due, perché è un mito che porta tutte a ingrassare senza motivo, rischiando anche di compromettere la situazione per il parto.»

Annuii, poco convinta, mentre la mia vena un po' pessimistica continuava a prendere il sopravvento e mi faceva immaginare come una piccola balenottera spiaggiata.

«Dai, sdraiati, vediamo come sta il campione, o la campionessa. Oggi è il grande giorno!»

Tentai un sorriso, che uscì un po' forzato. Ero nervosa anche per quel motivo, perché non vedevo l'ora di poter dare un sesso alle mie fantasie.

Mi versò il gel sulla pancia e cominciò a muovere il sondino, mentre canticchiava una canzone tra sé che mi fece scappare un sorriso, ma era il suono di un cuoricino forsennato a coprire qualsiasi altro rumore.

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