Seconda Parte - Capitolo 9

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«Non penso sia una buona idea.»

«Perché no? Avevi promesso che mi avresti lasciato organizzare tutto.»

Martha mostrò tutto il suo fastidio puntando i piedi come se fosse ancora una ragazzina, ma era così che riusciva ad averla sempre vinta. Eravamo in coda da Mama's per prendere un caffè e dei pasticcini da portare in ufficio.

Duncan Kent, il mio capo, era diventato improvvisamente gentile e presente. Appena gli era possibile, sbucava con la testa e mi chiedeva se andasse tutto bene, o avessi bisogno di qualcosa. Nel pomeriggio compariva dal nulla e mi lasciava una barretta al cioccolato sulla scrivania, anche se era al telefono con qualcuno.

Anche suo padre sembrava trattarmi con un certo riguardo e un luccichio strano nello sguardo.

Apprezzavo la loro gentilezza, ma mi metteva in soggezione, soprattutto perché, fino a qualche giorno prima, tra di noi c'erano state solo conversazioni lavorative e di circostanza.

«Certo, ma almeno spiegami il motivo.»

«Ma come, non ci arrivi? Hai idea di quanto sarebbe imbarazzante organizzare il gender reveal con i miei parenti e quelli di Ale? I suoi genitori non li conosco, suo padre non si è nemmeno presentato la prima volta che l'ho visto e Ale non ha incontrato i miei nonni. Ti sembra una situazione normale?»

Roteò gli occhi e fece un gesto della mano. «Come se fosse importante. A chi vuoi che importi?»

«A me!»

«Perché vedi sempre tutto negativo, ma, invece, mi pare proprio l'occasione migliore. Ci saremo tutti, l'atmosfera sarà rilassata e senza troppe aspettative. Berranno, mangeranno e si divertiranno. Di sicuro meglio di una cena formale, io le trovo sempre imbarazzanti, mi sembra di essere sotto la lente d'ingrandimento e sotto esame.»

«E con i genitori di Luke?»

«Sono stati l'eccezione. Tranquilli, non mi hanno tartassato di domande e mi sono sentita libera di essere me stessa.»

«Delle persone intelligenti» commentai con un sorriso.

«Lo sei anche tu, quindi, mi lascerai fare questa festa senza troppe paranoie.»

Arrivò il mio turno e ordinai un cappuccino al caramello, una scatola di pasticcini misti da portare in ufficio e una fetta di torta al triplo cioccolato, perché mi sembrava brutto uscire senza e non approfittarne. Recuperai il mio ordine e andai a metterci dello zucchero.

«O c'è qualche altro problema?» mi domandò, quando mi affiancò.

«Non vorrei vedere Ale» ammisi.

«Qualcuno ha ancora una cotta per lui, eh?» mi punzecchiò con un gomito.

«Non posso smettere di farmelo piacere con uno schiocco di dita» sospirai. «È che ogni volta che lo vedo, penso a quanto dovrebbe essere tutto diverso.»

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