(COMPLETA)
«Sei il mio calmante naturale, Pear.»
Per Eleonore trovare un uomo che la catturi pare un'utopia, nessuno le piace davvero e con tutti prova solo apatia. L'attrazione fisica, quella che tutti i suoi amici hanno sempre provato, è qualcosa...
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Quel giorno passai tutto il tempo con un sorriso sulle labbra e una positività vibrante nelle ossa.
Era energizzante, soprattutto dopo tanto tempo a sentirmi come se avessi le pile scariche e non dormissi bene.
Tutti in officina mi lanciavano occhiate strane, ma non avevo mai dato loro peso, perché non m'interessava.
Stavo da Dio e non mi andava di nasconderlo.
A casa, poi, ero stato ancora meglio, perché avevo passato tutta sera sul divano con la mano appoggiata alla pancia di Ele, finendo per addormentarmi. Nemmeno svegliarmi da solo in un salotto buio mi aveva scoraggiato dall'essere contento, ma poi, una volta nel letto, lo sguardo puntato al soffitto, ebbi la netta sensazione che mi mancasse qualcosa e non fu nemmeno difficile capirlo.
Le orecchie erano tese e in ascolto di qualsiasi rumore sbagliato potesse provenire dalla camera degli ospiti, ma sembrava tutto tranquillo.
Mi girai e rigirai più volte alla ricerca di una posizione comoda, ma non ottenni risultati, anzi, finii per incazzarmi. Cominciai a pensare se fosse il caso di andare da lei, fregarmene di non avere una scusa e abbracciarla come la sera prima, in fin dei conti, non c'era nulla di male, no?
Ma la parte razionale mi fermò e un po', anche la paura di un possibile rifiuto. Un conto era starle accanto, con la mano appoggiata alla sua pancia e il respiro perso nel suo profumo, un altro era dormire con lei.
All'improvviso mi irrigidii, perché mi sembrò di percepire uno strusciare di passi sul parquet e quelle che erano le zampette di Sky. Il cuore iniziò a battere all'impazzata, in attesa di una mossa, un rumore, qualcosa che mi facesse capire fosse lei e non solo il mio cane.
«Ale?»
Bastò quel semplice sussurro a mandarmi su di giri.
«Sì?»
«Stai dormendo?»
Ridacchiai. «Come farei a risponderti?»
Sky salì sul letto, acciambellandosi ai miei piedi come se desse per scontato che anche Ele mi avrebbe raggiunto.
Dio, quanto lo vorrei...
Ebbi la tentazione di invitarla a restare e dar voce ai miei pensieri, ma non volevo passare per indelicato, o rischiare di farla irrigidire. E poi mi serviva lo dicesse lei, anche solo per un po' di sano orgoglio, perché mi piaceva l'idea che avesse bisogno di me, che sentisse in qualche modo la mia mancanza.
«Non riesco a dormire,» ammise con un filo di voce.
«Hai paura di avere di nuovo degli incubi?»
Bastò il suo silenzio come risposta, ma mi imposi di tacere.
«Posso restare?»
Mi spostai per farle spazio, lasciandole la parte di letto che le spettava di diritto. Avvertii chiaramente le lenzuola strusciare sul suo corpo e il suo calore propagarsi. Il suo profumo mi arrivò prepotente alle narici e mi spinse ad avvicinarmi a lei per premermela addosso, ma, di nuovo, mi trattenni.