(COMPLETA)
«Sei il mio calmante naturale, Pear.»
Per Eleonore trovare un uomo che la catturi pare un'utopia, nessuno le piace davvero e con tutti prova solo apatia. L'attrazione fisica, quella che tutti i suoi amici hanno sempre provato, è qualcosa...
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Fu più dura di quanto pensassi avercela attorno, vederla girare per casa in pigiama, con i capelli sfatti e l'espressione rilassata. Scorgere le curve morbide dei seni sotto la maglietta e rendermi conto fosse senza reggiseno.
Una tortura. Nel vero senso della parola.
E se all'inizio credevo che la notte, chiuso in camera mia, sarebbe stato più semplice, mi sbagliavo di grosso, perché c'era una parte di me che avvertiva la sua presenza e non riusciva a ignorarla.
Forse, fu il fatto che Sky prese l'abitudine di dormire con lei a farmela percepire ancora di più, sembrava più il suo cane che il mio, visto che aveva iniziato anche a ringhiarmi contro.
Ma non ci diedi troppo peso, perché mi aggrappai a quella scusa come si afferra il salvagente quando si affoga.
Era meglio avere un deterrente che m'impedisse di andare da lei e combinare qualche cazzata irreparabile, perché prima o poi il mio autocontrollo sarebbe andato a quel paese e avrei compiuto un passo falso.
Solo che non era così facile, perché il senso di protezione che provavo nei suoi confronti mi spingeva a prendermi cura di lei, in ogni modo possibile. La osservavo, alla ricerca di ogni indizio che mi facesse capire di cosa avesse bisogno, ma non sempre era facile.
Fingevo di non aver notato il chiacchiericcio tra lei e Carmen, i loro silenzi quando entravo nella stanza, il viso stanco di Ele e le sue occhiaie, perché avrei voluto essere una spalla senza bisogno di chiedere e rischiare di venire respinto.
Avrei voluto essere io quello con cui si confidava, la persona da cui andava quando c'era qualcosa che la preoccupava, ma, forse, tutto sarebbe venuto a tempo debito.
Quella sera rientrare a casa fu una manna dal cielo, ma anche una vera tortura.
Sky iniziò a ringhiare non appena varcai la soglia e quell'atteggiamento, seppur ormai un'abitudine, mi diede più fastidio del solito. Feci finta di niente e tirai dritto verso la doccia, ma quando scesi per iniziare a cucinare, quel suono mi fece irrigidire.
Dovetti sforzarmi di non urlarle contro e sfogare la frustrazione che sentivo scorrermi nelle vene.
Per la prima volta, Ele tenne la conversazione viva e mi raccontò del pomeriggio insieme a Fran. Mi parlò della loro chiacchierata e della sua recente scoperta di non poter avere figli. Capii la sua assenza al gender reveal, che trovai strana, visto che mi era parso di capire adorasse i bambini e non vedeva l'ora di averne uno.
«Che succede?»
Dopo qualche minuto di silenzio la voce di Ele mi fece sussultare.
«Niente,» sbuffai. «Vuoi un po' di gelato?» mi alzai da tavola.
«L'ho finito oggi pomeriggio con Fran.»
Ci rimasi male, perché mi diede fastidio l'avesse condiviso con lei invece che con me. Era stato il pensiero di godermi quella coccola con lei dopo cena, che mi aveva fatto affrontare quella giornata pessima.