(COMPLETA)
«Sei il mio calmante naturale, Pear.»
Per Eleonore trovare un uomo che la catturi pare un'utopia, nessuno le piace davvero e con tutti prova solo apatia. L'attrazione fisica, quella che tutti i suoi amici hanno sempre provato, è qualcosa...
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Perché?
Quale errore avevo commesso?
Io...
Ero sbagliata?
Inadeguata?
Il mio corpo non era fatto per dare vita a un altro essere umano?
Perché illudermi di poterla avere, stringerla tra le braccia e annusare il suo profumo per poi togliermela?
Perché sembrava fosse tutto un sogno da cui non riuscivo a svegliarmi?
Non poteva essere vero.
Non lo era.
Perché io la sentivo, ancora lì, dentro di me.
Lo sfarfallio nello stomaco era continuo, incessante, ma... c'era una vocina, bastarda, infame, che mi ricordava del sangue rosso e vivido che m'imbrattava l'intimo.
Poteva essere solo una cosa, la più brutta, la più meschina, perché ogni giorno che passava la sua presenza era una costante a cui non sapevo più rinunciare.
Avevo imparato ad ascoltarla, a intuire quando le voglie improvvise che mi attanagliavano lo stomaco erano mie, o sue; avevo imparato a capire quando le sensazioni strane, inspiegabili, venivano da lei. Le parlavo, sempre, costantemente, soprattutto la sera sul divano. Leggevo ad alta voce e la rendevo partecipe.
Eravamo io, lei e nessun altro.
Insieme e all'improvviso... più niente.
Un rumore sordo s'insinuò nella mia testa, ma non seppi dargli una spiegazione logica, non c'era più niente che aveva senso.
Quel suono si ripeté, ancora e ancora, ma non avevo la forza di alzarmi dal pavimento sul quale ero scivolata.
Mi stringevo la pancia, quella stessa che mi sembrava ancora popolata, ma che non sapevo se fosse la mia speranza a farmi credere che lei fosse ancora viva, o era solo una pia illusione.
«Ele.»
Avevo amato quella voce.
Si era presa i miei migliori propositi e mi aveva spinto a credere che qualcosa di bello fosse finalmente capitato anche a me.
«Ele, dove sei?»
Avevo amato ogni momento passato con lui.
Forse, avevo amato proprio lui in ogni sua sfaccettatura, ma anche quello era stato solo un sogno, perché io, lui chi era, non lo sapevo.
«Ele.»
Ma pur non fidandomi di lui, era il solo che volevo accanto in quel momento, perché anche lui desiderava quella bambina quanto me.