Seconda Parte - Capitolo 5

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Ero agitata.

Josh sarebbe arrivato di lì a qualche minuto e io avrei dovuto dirgli la verità. In passato avevo scritto un messaggio e tanto era bastato, ma con lui era diverso, era un amico, una persona che conoscevo da tanto tempo e mi dispiaceva non avrebbe più fatto parte della mia vita. Solo che era difficile e imbarazzante.

Un rombo di una moto riecheggiò in lontananza e sospirai.

Avrei tanto voluto fare un giro e togliermi lo sfizio, ma forse non era destino.

Comparve poco dopo, il viso nascosto dalla visiera scura con una moto blu che non passava inosservata. A ben pensarci, mi era capitato spesso di vederla scorrazzare in città, o parcheggiata fuori da qualche negozio. Mi ero sempre chiesta a chi appartenesse, immaginando come potesse essere il ragazzo che la guidava, ma non avrei mai pensato di conoscerlo.

Le casualità della vita.

Si fermò a poca distanza dal marciapiede, si tolse il casco, incastrandolo alla manopola del manubrio, e venne nella mia direzione con un sorriso. Indossava dei semplici jeans e un giubbotto da moto. «Ehi, non serviva mi aspettassi fuori.»

Mi strinsi nelle spalle per trattenere la mia ansia. «Prima di partire vorrei parlarti di una cosa.»

Lui per tutta risposta sfilò la bretella dello zaino sulle spalle e lo appoggiò a terra. «Puoi farlo anche dopo.» Aprì la zip, sfilò un giubbino e me lo porse. «Infilalo.»

Sospirai. «Josh, davvero, io...»

Lui si alzò e mi guardò serio. «Ele, ti prego, parliamo dopo.»

Sapeva.

Intuii dal suo sguardo che l'avesse capito, ma allora perché propormi quel giro, invece di una semplice uscita in un cafè?

Allungò ancora di più il giubbino nella mia direzione, ma non lo afferrai.

Era davvero il caso che andassi con lui? Ero incinta, un'altra vita dipendeva da me e dalle mie scelte. Un giro in moto poteva suonare innocuo, ma, a ben pensarci, c'erano un sacco di variabili che potevano portare al disastro.

Era pronta ad affrontare le conseguenze? A fidarmi di lui tanto da affidargli non solo la mia vita, ma anche quella di mio figlio?

Non ero mai stata un'incosciente, le mie decisioni erano state sempre ponderate e pensate, solo che in quel momento non volevo farlo.

Una pazzia.

L'ultima.

O forse la prima della mia vita.

Ma sarebbe andato tutto bene.

Ne ero sicura.

Afferrai la giacca e la indossai. Lui si piegò per passarmi un casco nero, pieno di adesivi.

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