Seconda parte - Capitolo 16

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Ero in gelateria, quella in centro, che era tanto piaciuta a Ele e me, in coda per prendere una vaschetta formato gigante di menta con i pezzi di cioccolato.

Quella sera sarebbe venuta a stare da me per le due settimane successive, anche se speravo che sarei riuscito a convincerla a prolungare la sua permanenza fino alla fine della gravidanza.

Forse era una speranza inutile e vana, ma non riuscivo a non aggrapparmici.

La fila procedeva piuttosto a rilento e non riuscivo a capirne il motivo, cercai di sporgermi per vedere cosa stesse succedendo, ma con scarsi risultati.

Mi ci vorrà più del previsto.

«Ale?»

Mi girai verso quella voce e mi scontrai con un viso già visto una volta. Aggrottai le sopracciglia, cercando di ricordare dove, quando poi mi venne l'illuminazione.

«Cady, giusto?»

Le si spalancarono gli occhi, in una reazione piuttosto buffa. «Te lo ricordi?»

«Sono vecchio, ma non soffro ancora di Alzheimer.»

Lei sbuffò. «Non sei affatto vecchio.»

«Solo perché non sai quanti anni ho.»

«Posso indovinare?» mi si avvicinò e io le feci un cenno con la testa.

Mi squadrò da capo a piedi senza un po' di riguardo. L'idea che aveva di me e del mio aspetto era chiara, vista la conversazione precedente, ma quella sua radiografia, nemmeno troppo velata, non mi diede fastidio. Non ero uno che si sentiva disagio così facilmente.

«Trenta.»

Sussultai. «Come hai fatto?»

Lei fece spallucce e mi scoccò un sorriso. «Sono brava.»

«Provo io.»

«Non indovinerai mai» incrociò le braccia al petto e mi fronteggiò, permettendomi di guardarla.

Il viso sembrava quello di una ragazza giovane, ma non troppo. Pareva in quell'età in cui stava passando l'adolescenza e diventava sempre di più una donna adulta. Suppergiù doveva avere l'età di Ele.

«Venti cinque.»

Un verso acuto le uscì dalle labbra, come di un pulsante schiacciato in un quiz in cui il concorrente aveva dato la risposta sbagliata. «Vuoi riprovare?»

Aggrottai le sopracciglia. «Di più o di meno?»

«Meno, in confronto a te sono una ragazzina.»

«Venti?» un suo cenno affermativo mi diede la risposta. «Sembri più grande.»

«Ma sono una bambina» si rimise al mio fianco.

«L'età è un numero, Cady, te l'ha mai detto nessuno? L'importante è quello che hai qui dentro» le picchiettai un dito sulla tempia e lei rise.

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