(COMPLETA)
«Sei il mio calmante naturale, Pear.»
Per Eleonore trovare un uomo che la catturi pare un'utopia, nessuno le piace davvero e con tutti prova solo apatia. L'attrazione fisica, quella che tutti i suoi amici hanno sempre provato, è qualcosa...
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Nel momento in cui il mio cervello riprese contatto con la realtà, mi resi subito conto che fossi riposata e in pace con il mondo.
Non avevo idea di quanto tempo avessi dormito, ma poco importava, perché mi sembrava di averlo fatto per una giornata intera. Il tepore del letto fu confortante e rilassante, ma aggrottai le sopracciglia perché mancava qualcosa.
Allungai un braccio sulla sinistra, alla ricerca del calore di un altro corpo, ma le mie dita affondarono in un manto morbido e decisamente non appartenente ad Ale.
Un tonfo ripetuto mi fece scappare un sorriso.
«Sky?»
Ricevetti una leccata in risposta.
Non era il risveglio che mi aspettavo, ma poteva andare decisamente peggio.
Mi misi sul fianco sinistro e circondai con le braccia la cagnolina, accarezzandola. Rimasi lì, in panciolle, a godermi quella sensazione di serenità che mi avvolgeva.
La voce di Brian salì lungo le scale, ma non riuscii a capire cos'avesse detto, come se parlasse in una lingua diversa. Sky scese dal letto con un balzo e lo raggiunse per salutarlo.
Per quanto mi sarebbe piaciuto restare ancora nel letto in panciolle, era una giornata infrasettimanale e dovevo andare al lavoro.
Posai i piedi sul pavimento e raggiunsi la cabina armadio di Ale, alla ricerca di una maglietta che potessi usare. Affondai il naso tra i suoi vestiti e mi inebriai del suo profumo. Rovistai tra le grucce e trovai una maglietta dei Nickelback abbastanza grande e lunga da coprirmi le gambe.
La indossai, ancora completamente nuda sotto, perché non avevo idea di dove fossero finite le mie mutandine, e scesi le scale. Non appena poggiai il piede sull'ultimo gradino, percepii Brian e Ale chiacchierare tra di loro a bassa voce, ma non compresi di cosa.
«Buon giorno,» salutai quando entrai nella stanza.
Entrambi erano seduti sugli sgabelli della penisola, quella stessa dove la sera precedente Ale si era cibato del mio corpo. Strabuzzai gli occhi al ricordo e deglutii a vuoto. Non era il caso che pensassi a certi dettagli mentre c'era qualcun altro nella stanza, oltre a me e Ale.
Si girarono allo stesso istante e mi sorrisero.
Mi venne quasi un infarto a vederli uno accanto all'altro.
«Buon giorno,» risposero all'unisono.
«È assurdo, mi sembra di vedere doppio» sussurrai.
Ad Ale scappò un sorriso e poi bevve un sorso dalla tazza che teneva tra le mani.
«Tanto da poter rischiare di fingermi lui per uscire con te?»
Spalancai la bocca, sorpresa, e mi venne spontaneo guardare il moro che sembrava scioccato quanto me.