(COMPLETA)
«Sei il mio calmante naturale, Pear.»
Per Eleonore trovare un uomo che la catturi pare un'utopia, nessuno le piace davvero e con tutti prova solo apatia. L'attrazione fisica, quella che tutti i suoi amici hanno sempre provato, è qualcosa...
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Tra Ale e me c'era un silenzio rilassante, lui stava rispondendo a dei messaggi, mentre mi osservavo attorno. Il locale era affollato, nonostante fosse un giorno infrasettimanale, i tavoli erano pieni di coppie o gruppi di amici, sembravano tutti a loro agio e in vena di divertirsi, una birra e qualche piatto colmo di cibo davanti. Più in fondo, a ridosso del muro del locale, c'erano allestiti degli strumenti: una batteria, un microfono, come se fosse tutto pronto per un concerto. I manifesti della gara erano appesi qua e là, a richiamare l'attenzione e a ricordare qual era il pezzo forte della serata.
«Ragazzi, le vostre birre.»
«Grazie» sorrisi al cameriere che le stava appoggiando sul tavolo. «Allora, da quanto tempo sei single?» presi un sorso di birra, che scivolò in gola in maniera sublime.
Non apprezzavo molto i cocktail, ma mi concedevo spesso un bicchiere di vino, o una pinta di birra. Erano molto più nelle mie corde e li reggevo più facilmente.
«Tre anni.»
Mi andò di traverso la bevanda, cominciai a tossire e lui mi batté sulla schiena per farmi riprendere.
«Quanto?» chiesi con la voce roca.
Lui rise. «Troppo?»
No, non lo era, anche perché ero single più o meno dallo stesso periodo, ma cozzava così tanto con l'immagine che mi era stata dipinta di lui e si era creata nella mia testa.
«Le mie frasi da rimorchio non funzionano così tanto, a quanto pare» ridacchiò.
«Il fatto che tu sia single, non implica per forza che l'abbia tenuto nei pantaloni. Vuol dire solo che non hai una relazione stabile.»
«Ele, l'ho già detto, non sono più uno a cui interessa del sesso occasionale.»
Lo fissai negli occhi e non potei fare a meno di credergli. Sembrava così sincero da non riuscire a mettere in dubbio le sue parole e poi, perché avrei dovuto?
«Quindi, hai già avuto una relazione?»
Storse la bocca. «Con il senno di poi non la definirei tale.»
Aggrottai le sopracciglia. «In che senso?»
Si appoggiò con la schiena alla balaustra e cominciò a giocare con il boccale di birra. «Ho scoperto che aveva una doppia faccia, la donna che pensavo di conoscere in realtà non esisteva e sembrava essere stata costruita ad arte solo per farmi fesso.»
Feci una smorfia, perché capivo la delusione che aveva provato quando era andato a sbattere contro la realtà.
«Magari esistevano entrambe le facce, ci hai pensato?»
«Forse, o forse no. È una situazione talmente assurda che ancora oggi non ci vedo chiaro, ma ho smesso di farmi domande, perché le risposte non mi interessano. Sono solo contento di aver scansato un fosso.»