46 ⋆ In Your Wildest Dreams

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[ATTENZIONE, LA PRIMA PARTE DEL CAPITOLO E' RATING MOLTO ROSSO. Se siete suscettibili e/o non volete leggere scene spinte, saltate la prima parte c:]

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Jon era in piedi, di fronte a lei. Il petto nudo, la cintura slacciata, la zip dei jeans aperta a rivelare gli attilati boxer rossi. La tenue luce dell'abat-jour sul comodino alle sue spalle proiettava un gioco di ombre sul suo fisico asciutto, disegnando i contorni perfetti dei suoi muscoli.

Perfetto.

Era decisamente quello l'unico aggettivo con il quale Lydia riusciva a descrivere Jon, in quel momento. Beh, veramente, non solo in quel momento. Lei lo trovava sempre perfetto, anche troppo. A volte si domandava cosa avesse fatto di così buono da meritarsi un uomo come lui.

La luce tenue della stanza disegnava morbide ombre sul suo torace perfetto, linee aranciate tracciavano i suoi bicipiti gonfi, le vene in rilievo sugli avambracci sodi delineavano il lavoro delle sue dita abili, intente nello sfilare la cintura dai passanti dei jeans.

Lydia, seduta sul bordo del letto, lo osservava dal basso con quella sua solita, timida ammirazione, che la faceva sempre apparire deliziosa ai suoi occhi lussuriosi.

«Ti fidi di me?» un sussurro roco, che le attraversò il corpo come un brivido proibito.

Non c'era bisogno di parole, per rispondere a quella domanda. Le bastò semplicemente schiudere le labbra, lasciare che un piccolo sospiro tremante uscisse da esse e, senza mai smettere di fissarlo in quegli occhi così profondi e seducenti, fare un piccolo cenno d'assenso con il capo.

La bocca di Jon si aprì in un ghigno, mentre si chinava in avanti, la cintura trattenuta in una mano, l'altra che andava a sfiorarle il viso in una carezza un po' rude, con la quale le spostò alcune ciocche di ramati capelli dietro l'orecchio, al quale avvicinò le sue labbra. «Ricordami una cosa, piccola Lydia.» mormorò «A chi appartieni?»

Un altro brivido confermò l'effetto che, come sempre, le faceva avere Jon tanto vicino. Lo guardò solo di sottecchi, non osando muoversi.

«A te...» rispose, la voce poco più alta di un sussurro.

Di nuovo, Jon ghignò. «A me.» ripeté, con una sorta di strano divertimento nella voce «Esatto. Sei mia.»

Spostò il capo solo per leccarle lentamente una guancia, in quel gesto di puro possesso che lo aveva rappresentato sin da quando era Jon Moxley... e forse, nel privato della sua vita spericolata e senza freni, anche prima.

Un sospiro tremante, misto ad un gemito di piacere, lasciò la gola della sua ragazza, facendolo ghignare soddisfatto per l'ennesima volta. Si distanziò, torreggiando nuovamente su di lei, e ancora le accarezzò il viso, costringendola a seguire il suo movimento e ad incontrare nuovamente i suoi occhi, lucenti persino nella penombra della stanza.

«Ora faremo un gioco.»

Lydia sbatté le palpebre, disorientata. «Un gioco?»

Jon annuì e si chinò nuovamente in avanti, poggiando le mani ai lati delle sue cosce ed intrappolandola contro il letto, i loro visi così vicini che, quando lui parlò di nuovo, lei poté sentire il suo respiro di menta e tabacco sfiorarle le labbra e incendiarle l'anima – e non solo quella.

«E' semplice: tutto quello che devi fare è obbedire.» sussurrò seducente, leccandole velocemente il labbro inferiore.

«Oh.» fu l'unica cosa che, a quel punto, Lydia era in grado di rispondere. La testa le stava già vorticando per l'emozione.

𝐀𝐧𝐲𝐭𝐡𝐢𝐧𝐠 𝐛𝐮𝐭 𝐎𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐫𝐲La tua prossima ossessione. Scoprilo ora