Sixty three.

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Quella notte Federico fece suo Benjamin, lo baciò fino allo sfinimento, fino al sorgere del sole. Strinse quello che una volta era il suo ragazzo tra le sue braccia, lo strinse fino a sentirlo parte integrante del suo corpo e cercò di dimenticare tutto ciò che era successo. Le sue lacrime, il tradimento di Benjamin e i giorni passati l'uno senza l'altro. Federico voleva dimenticare e sperava che quella notte fosse il punto di inizio di una nuova vita. Una vita che voleva condividere con Benjamin, una vita dove non avrebbe più sofferto in quel modo.
Benjamin, a sua volta, lasciò che Federico facesse con lui tutto ciò che voleva, lasciò che lo baciasse e che lo stringesse fino a quando ne aveva voglia. Gli mancavano le braccia di Federico intorno a lui, su di lui, e non oppose resistenza quando Federico iniziò a baciarlo e ad accarezzarlo un po' ovunque. Anche lui desiderava quelle attenzioni. Anche lui desiderava amarlo.
Per tutta la notte i due ragazzi furono uno parte dell'altro, si amarono al chiaro della luna e si sussurrano cose che alla luce del sole non si sarebbero mai detti. Si addormentarono l'uno abbracciato all'altro. La schiena di Benjamin che aderiva perfettamente al petto del più piccolo, un braccio di Federico che gli cingeva la vita e il respiro caldo di questo che si infrangeva sulla sua pelle nuda. Quel momento, per Benjamin e Federico, era amore.
Benjamin era felice di aver ritrovato Federico, sognava un futuro felice con lui, ma non sapeva che il peggio doveva ancora arrivare.

Il sole era in parte coperto dalle nuvole che coprivano il cielo canadese in quegli ultimi giorni di dicembre, in quegli ultimi giorni di quell'anno che ne aveva visto di ogni colore. Pochi erano i passanti per le strade in quel momento, erano solo le sei e mezzo e quasi tutto in città era ancora addormentato.
Federico fu il primo tra i due ragazzi a svegliarsi, disturbato dalla sua sveglia, e mugolò qualcosa sottovoce mentre strofinava la punta del naso sul collo nudo del maggiore. Involontariamente lasciò un bacio sul piercing che il moro aveva dietro al collo, ancora in dormiveglia Benjamin sorrise a quel contatto e si voltò verso il più piccolo.
-"Buongiorno." Borbottò il maggiore che iniziava a svegliarsi. Il corpo un po' indolenzito per la notte appena passata e per la posizione in cui avevano dormito, per la presa ferrea di Federico su di lui. "Che ore sono?" Chiese e sbadigliò.
Silenzio.
Federico lo osservava in silenzio, le labbra serrate in una linea dura e le braccia che avevano smesso di cingere la vita del maggiore. Gli occhi vuoti e il volto privo di espressione.
Benjamin si stropicciò gli occhi e aggrottò la fronte.
-"Che cosa ti prende, Fè?" Gli chiese, sinceramente preoccupato, e allungò una mano per accarezzargli la guancia pallida.
Federico, però, scacciò via la mano del maggiore e si allontanò di lui con uno scatto improvviso.
-"Non mi toccare!" Esclamò Federico e scese dal letto, senza preoccuparsi di essere totalmente nudo.
Il cipiglio sul volto del moro si fece ancora più evidente e si mise a sedere al centro del letto, scoprendo il suo corpo fino al bacino.
-"Ma che sta succedendo?" Gli chiese. "Che cosa ti prende?" Ripeté.
-"Tu non dovresti essere qui!" Esclamò il più piccolo e iniziò a camminare avanti e indietro nella stanza. "Tu non dovresti essere qui con me!" Aggiunse.
-"E con chi dovrei essere qui?" Replicò Benjamin. "Con il cane del vicino?" Scherzò il ragazzo.
-"Non scherzare, Benjamin, non scherzare!" Lo rimproverò il biondo, sembrava prossimo ad un crisi di nervi.
Il più grande sospirò e si passò una mano tra i capelli.
-"Federico, ti prego, calmati." Gli disse, era seriamente preoccupato che potesse sentirsi male. "Se continui così finirai per sentirti male, vieni a sederti." Aggiunse e indicò con una mano il letto. "Non per forza accanto a me, il letto è grande." Continuò, notando la strana espressione del minore.
Federico annuì, quasi impercettibilmente, e andò a sedersi al bordo del letto, prese un lenzuolo e si coprì il corpo nudo.
-"Mi dici che ti sta succedendo?" Gli chiese il più grande, cercando di usare il suo tono di voce più dolce. "Abbiamo passato una splendida notte insieme, qual è il problema?" Continuò e inclinò la testa da un lato.
-"Il problema è proprio la notte che abbiamo passato insieme." Rispose, con tono freddo, Federico senza mai guardarlo negli occhi.
-"Non ti capisco." Replicò il maggiore. "Non ti è piaciuta?"
-"Il punto non è se mi è piaciuta o meno." Disse Federico e strinse i lenzuolo tra i pugni. "Il punto è che non doveva succedere." Aggiunse. "Io e te, noi, siamo finiti Benjamin.
Non siamo più niente."
Il moro sentì la terra mancargli sotto di lui, la vista gli si oscurò per un momento mentre tutto ciò che credeva fosse certo correva via da lui.
-"C- che cosa?" Balbettò. "Non puoi dirlo sul serio..."
-"Invece posso e lo sto facendo, Benjamin."
-"E allora per te questa notte che cosa è stata, Federico?"
-"Uno sbaglio." Disse Federico senza pensarci troppo.
Quelle due parole distrussero totalmente il cuore di Benjamin, il ragazzo dovette stringere il lenzuolo tra le mani per evitare di crollare all'indietro.
-"No..." Sussurrò il moro mentre cercava di trattenere le lacrime. "Non puoi pensarlo sul serio..."
-"Invece lo penso." Replicò il più piccolo. "Mi dispiace, ma è così."
Benjamin deglutì e cercò di farsi forza.
-"E allora perché ieri sei venuto alla mostra?" Chiese, cercando di mantenere un minimo di dignità. "Perché mi hai baciato?" Continuò. "Perché sei venuto a letto con me?" Aggiunse. "Perché mi hai lasciato pensare che fosse tutto tornato come prima?"
-"Perché lo credevo davvero." Rispose il biondo. "Ieri quando ho visto quel quadro, quando ho letto la descrizione e poi ti ho visto credevo davvero di poterti perdonare." Aggiunse. "Anche questa notte mentre facevo l'amore con te, riuscivo ad immaginare un futuro con te."
-"E che cosa è cambiato in così poco tempo?" Chiese il più grande. "Dimmelo Federico, perché io ho bisogno di sapere."
Federico annuì e si voltò verso di lui.
-"Questa notte ho sognato te e Aria, il momento in cui vi ho trovato insieme e mi sono svegliato. Ti ho visto, ti ho visto e ho pensato alle volte in cui è stata Aria a stringermi in quel modo." Disse. "Mi sono sentito secondo. Mi sono sentito tradito.
Io non riesco a toccarti senza pensare a quando lo faceva Aria e lo faceva perché tu glielo hai permesso." Continuò. "C'è come un fantasma tra di noi e non posso tollerarlo. Io voglio essere felice e sento che con te non posso esserlo. Non più."
-"Non mi ami più?" Chiese il moro senza pensarci troppo.
-"Ti amo ancora, ti amo tantissimo ma non basta."
-"E che cosa vuoi fare adesso?"
-"Voglio che non ci sia più niente tra di noi, Benjamin." Rispose Federico. "Voglio che tu esca da questa casa e dalla mia vita e non ritornare mai più."

Hot Chocolate || Fenji.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora