Capitolo 31.

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Le prime luci dell'alba filtrano dalla vetrata, illuminando la sala d'attesa.

Nessuno ha chiuso occhio, siamo tutti qua, con la paura che ci attanaglia, in silenzio.

Elia che mi tiene stretta la mano da ore, ormai. La mamma di Luca che fissa un punto indefinito, con le lacrime agli occhi. Sua sorella che beve un caffè dopo l'altro.

Siamo tutti irrequieti e spaventati. Mentre l'unica cosa che ci resta da fare è aspettare.

Mia madre mi ha chiamato varie volte nel corso della notte, per sapere notizie su Luca. Ha cercato di rassicurarmi, ma non è servito a granché, il mio cuore non accenna a calmarmi, mentre la mia mente non smette di pensare alle cose più negative.

- Stai bene?- la voce di Elia arriva lieve alle mie orecchie - Sembri in un mondo tutto tuo-.

La sua stretta sulla mia mano si fa più forte e io annuisco appena.

- Sto bene- tiro su con il naso - quanto pensi che manchi ad avere notizie?-.

Aggancio i suoi occhi castani appena in tempo per vedere la paura riflessa in essi.

- Credo meno di quanto noi crediamo.- sospira profondamente, come se volesse togliersi un enorme macigno dal petto.

La porta del reparto di chirurgia d'urgenza si apre e lo stesso dottore di ieri, si avvicina alla mamma di Luca, che è seduta accanto a me. Lei fa per alzarsi, ma il dottore le consiglia di stare seduta. Basta questo per farmi capire che non stiamo per ricevere buone notizie.

- Luca ha superato la notte- spiega l'uomo - però c'è un altro problema. A quest'ora dovrebbe essere già sveglio, ma il fatto che non lo sia, ci porta a pensare che sia in coma-.

La mamma sgrana gli occhi terrorizzata, mentre si lascia scappare un gemito strozzato.

Elia molla la mia mano di scatto, ed esce dalla sala d'attesa, sbattendosi la porta alle spalle.

- Quante probabilità ci sono che esca dal coma?- chiedo, con voce flebile.

Il dottore mi guarda intensamente e sorride debolmente, come a volermi trasmettere coraggio e forza, cose che sto davvero terminando.

- Per ora non lo sappiamo, dobbiamo monitorarlo e vedere come reagisce alle cure.- stringe la mano della mamma del mio ragazzo - Se vuole signora può vederlo ora-.

Lei annuisce e va dentro al reparto con il dottore. Mi si stringe il cuore vedendola camminare lentamente, con le spalle curve, distrutta da dolore, con la speranza che suo figlio si risvegli.

Do un veloce abbraccio alla sorella che è rimasta a piangere in silenzio e cerco di rassicurarla, per poi andare giù a cercare Elia.

In questo momento mi sembra di stare in bilico. Luca ha superato la nottata, che sembrava lo step più grande da superare, ma in realtà non è così, visto che ora si presenta quest'altra batosta.

Vedo Elia di spalle, sotto la pioggia, e mi avvicino a lui, abbracciandolo da dietro. Si gira verso me e mi stringe fortissimo, mentre lo sento piangere.

- Ho paura, Ellie- biascica con la voce rotta - non posso pensare che sia in coma e che non lo vedremo più-.

Sciolgo l'abbraccio per agganciare il suo sguardo, che è colmo di lacrime.

- Non ci pensare, Elia. Io credo che Luca si sveglierà.- cerco di non piangere anche io, per dare un po' di forza a lui - È così forte che non si lascerà abbattere. Lo sai anche tu. Sa che tutti noi abbiamo bisogno di lui, che non può lasciarci soli. Lui lo sa e farà di tutto per tornare da noi...-.

Elia si asciuga gli occhi con la manica della felpa e annuisce, come se fosse un bambino spaventato.

- Hai ragione, Ellie.- mi lascia un bacio tra i capelli - In fin dei conti lui ti ha promesso che sarebbe tornato da te, no?-.

Sorrido debolmente rendendomi conto che si ricorda del racconto che gli ho fatto prima. Elia è un buon amico, ti ascolta, ti consiglia perfettamente, ti aiuta sempre.

Nonostante la nostra conoscenza fosse molto superficiale, ci stiamo sostenendo tantissimo a vicenda, visto quanto Luca è importante per entrambi.

- È così, sono sicura che manterrà la promessa e che tornerà da me-.

E lo credo davvero, la sua voce rimbomba nella mia mente, mentre pronuncia dolcemente la promessa, dicendo che tornerà da me.

Lui tornerà.

*

Entro dentro la stanza del mio ragazzo e sussulto vedendolo sdraiato sul lettino.

Mi avvicino piano a lui, rendendomi conto che è collegato a vari macchinari, tra cui la bombola dell'ossigeno.

Sento gli occhi e la gola bruciarmi, mentre gli accarezzo il viso delicatamente. I miei polpastrelli accarezzano la sua mandibola, e rabbrividisco leggermente a contatto con la barba.

- Amore mio- mi siedo sul letto e prendo la sua mano tra le mie - come va? Non so se mi senti, ma dovresti svegliarti! Qui abbiamo bisogno di te.  Io, tua mamma, tua sorella, Elia... tutti! Sei la colonna portante per tutti noi e poi mi avevi promesso che saresti tornato da me e io so che tu le promesse le mantieni, fino ad ora l'avevi sempre fatto. Ho avuto il piacere di fare amicizia con Elia, è una persona fantastica, non mi è difficile capire come mai siete così tanto amici. Siete simpatici e altruisti allo stesso modo.-.

Giocherello con la sua mano e una lacrima sfugge al mio controllo, non riesco a credere che ci sia una possibilità che lui non ce la farà.

Voglio ancora sentire le sue carezze sulla mia pelle, i suoi baci, le sua voce che mi prende in giro perché odio l'odore dell'erba, o lui che fa di tutto per distrarmi mentre studio.

Non può morire così. Per un colpo d'arma da fuoco, perché qualcuno ha deciso che era giunto il momento di mettere fine alla sua vita. Qualcuno bastardo che gioca con la vita di ragazzi in difficoltà, come se fossero oggetti, e non persone con sentimenti e famiglia.

Mi sdraio accanto al mio ragazzo, accoccolata a lui, stringendogli la mano, con la speranza che lui si renda conto che io sono qua, vicino a lui, che ho un disperato bisogno che si svegli.

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