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Degona camminava sulla scala a chiocciola della Torre Oscura.
Era martedì mattina e il sole era appena sorto.
Camminava lenta, passo dopo passo, le gonna a pieghe dell'uniforme le drappeggiava le gambe da gazzella.
E i pensieri vorticavano.
Tanti pensieri.
Quando aprì la porta trovò immediatamente chi cercava.
Seduta sulla mensola della finestra, rannicchiata, avvolta in un abito violaceo, quasi nero.
Si, assomigliava a sua madre più di qualunque immagine lei avesse mai potuto creare nella sua mente.
Ma era come sua madre?
No.
Lumia dei Lancaster si girò.
I suoi occhi blu incontrarono quelli della nipote.
Il suo perenne ghigno le segnò le labbra, quando fino a pochi istanti prima il suo sguardo si era perso nel vuoto, nel vuoto di un mondo in cui lei non aveva più potuto vivere.
Rimorso?
Era rimorso quello che le aveva visto in viso?
- Buongiorno passerotto.- soffiò sarcastica - Sei mattiniera.-
Degona chiuse la porta alle sue spalle, inspirando forte.
Si sentiva così piccola, nonostante ora sua zia non avesse poteri.
Ma i suoi pensieri...oh, quanto erano intensi e forti. E vividi.
- Sapevo che saresti venuta passerotto.- sogghignò Lumia - Hai delle domande per me, vero?-
- Perché?- le chiese.
- Perché?- replicò Lumia - Tuo zio mi ha detto che sei un'empatica. Non ti basta leggermi?-
- E tu non puoi dirmelo a parole?- replicò Dena aggressiva - Perché vuoi far del male alla mamma? Perché vuoi farle ancora del male? Hai ucciso i nonni, hai fatto del male al papà e allo zio. Perché la odi?-
Lumia rise, abbassando il capo e poggiando il mento sulle ginocchia.
- Perché siamo gemelle.-
- E cosa significa? Dovresti volerle bene.-
- Già, dovrei. Ma dove sta scritto? Nella morale?- la sfidò, per poi abbassare i toni - Sei troppo piccola passerotto.-
- Si ma voglio capire! Cosa credevi di ottenere facendoti odiare dalla mamma? Lei ci ha sofferto ma a te non importa vero? Tu sei contenta quando lei sta male!-
- Lei mi ha ucciso passerotto.-
- Mi chiamo Degona, non passerotto!- strepitò allora la streghetta - Possibile che sei così cattiva?! La mamma ti voleva bene! Lo zio Jess...- e si morse il labbro -...lui te ne vuole ancora! Ma per te non è importa! Per te ferire le persone non è niente, vero? Tanto valeva che fossi rimasta all'inferno insieme a tutti i tuoi maledetti specchi!-
- Oh.- Lumia levò gli occhi lucenti - Allora conosci la mia punizione.-
- So...che sei incatenata in una stanza.- mormorò Degona - In una stanza piena di specchi. Ma che non riflettono te. Riflettono la mamma.-
- Già, Lucilla.- sua zia si girò verso di lei, inclinando il capo - Pensi che tua madre sia tanto migliore di me? Sai che mi ha ucciso? Che mi ha strappato il cuore quando aveva sedici anni?- e anche se la piccola tremava, Lumia continuò - Sai che ha calpestato un sacco di vite per ottenere la sua vendetta? Lei non è migliore di me, ricordalo sempre. Come non era una santa neanche Degona, nostra madre. Il problema è che tu hai il cuore e l'animo di un essere umano. Tu non puoi capire passerotto. Non capirai mai. Ma sei vuoi sapere la verità...ho odiato mia sorella perché lei è riuscita a uccidermi, quando io invece non ce l'avrei fatta, allora. Lei ha saputo vivere senza di me. Io invece no.-
- Cosa stai dicendo? Volevi ucciderla.-
- Fra volerlo e...farlo...c'è differenza.-
Degona spalancò gli occhi.
- L'hai costretta a farlo. Hai costretto anche lo zio Jess.-
- E come vedi, nessuno dei due mi ha dimenticata.- Lumia torse appena il busto, girandosi a guardare di nuovo dalla finestra - Io ho le mie colpe, ma non m'interessa. Desideravo qualcosa che non sono riuscita ad ottenere. Non m'importa se sono morta. In questo mondo non c'è spazio per quelli come me.-
- Quelli come te?- sussurrò la streghetta - Che vuoi dire?-
- Quelli che amano e odiano con la stessa intensità.-
Degona scosse il capo. Non capiva, non capiva.
- Te l'ho detto. Sei una bambina, sei troppo piccola.- soffiò Lumia, pacatamente - Io e tua madre sappiamo la verità, tanto basta. Purtroppo non siamo nate per vivere insieme. Se mi vuole ancora bene...io non posso farci nulla.-
- Tu...tu...-
- Io cosa?-
- Tu...le volevi bene?-
Lumia ghignò, voltandosi appena sopra la spalla - E' fondamentale?-
- Dimmelo!-
- No.- disse Lumia con uno sguardo strano - No, non gliene ho mai voluto.-
Degona tacque.
Ciò che sentiva era nettamente diverso.
- Bugie.-
- Può anche darsi.- replicò suo zia - Mettiti l'animo in pace, passerotto. Tanto sono morta, non starò qua a lungo. Devo solo aiutare Jess a capire cosa vuole dalla sua vita e poi me ne andrò, come se non mi avessi mai conosciuta.- si alzò finalmente, raggiungendo il tavolo dove Degona era ferma.
S'inginocchiò, la scrutò e ne studiò il viso.
Quando sollevò la mano, toccandole i capelli, la piccola non si mosse.
Il suo tocco era impregnato di malvagità ma su Lumia non aveva effetto.
- Sii buona con tua madre.- le sussurrò con voce appena percettibile.
- Forse avresti dovuto esserlo anche tu.-
- Il mio dono per lei è la mia morte.-
- Lei avrebbe voluto che restassi al suo fianco.-
- Certe cose non sono possibili. Imparalo prima che puoi, Degona.- e si rialzò, giusto in tempo perché la sala riunioni cominciasse ad animarsi.
Arrivarono gli Auror, fra cui Milo e Clay che non furono particolarmente contenti di vedere Lumia, poi anche Tristan e Jess e da lì iniziò l'interrogatorio alla Lancaster.
Com'era possibile che avesse un corpo, che la sfiga vedesse tanto bene dove colpire, se aveva ancora qualche potere e via dicendo. Tutte domande a cui lei non diede una risposta.
Specialmente quando le tate passarono coi bambini, Alexander compreso che guardò Lumia con gli occhioni sgranati.
Lei ricambiò uno sguardo indifferente, in cui Degona colse qualcos'altro.
Altro rimpianto.
Chissà...se fosse stata una persona diversa...forse ora sarebbe stata lei la moglie di Jess. E la madre di Alex.
- Dena fai colazione con noi?- le chiese Elettra, appena scesa con Hermione.
- Eh?...Ah, si.- annuì la bambina.
- Lumia?- si sforzò Tristan - Mangi? Che volete tutte e due?-
- Fragole.-
Degona l'aveva detto soprappensiero, ma quella parola detta in sincrono la fece allibire.
Fragole.
Lumia sogghignò ancora, divertita.
- Abbiamo in comune più di quanto pensi, passerotto.-
- Se lo dici tu.- frecciò la streghetta - Papà...Harry e gli altri dove sono?-
- Di ronda da ieri sera. Altri Dissennatori.- sbuffò Tristan, sistemando la tavola con Elettra - Ne siamo circondati come al solito. Ne uccidi uno e ne arrivano altri trenta, cazzo. Oh, ciao Sarah. Caffè?-
Jess avvertì un brivido, vedendo sua moglie sulla porta.
Era bella con quell'abito dorato.
Ma lei fissava solo Lumia. E Lumia non era tipo da abbassare lo sguardo, anzi. Ostentò la sua superiorità degnandola appena di un'occhiata gelida.
Sarah, lentamente, andò a sedersi con loro sistemandosi accanto a Jess. Senza neanche accorgersene, cercò la mano di Mckay sotto al tavolo e gliela strinse. E lui subito pensò che Lumia non avrebbe mai fatto una cosa simile.
Sarah invece si sentiva in soggezione. Indifesa di fronte al suo passato.
Le strinse debolmente le dita, continuando a sorseggiare il suo caffè.
- Zia Sarah...- attaccò Degona - Liz mi ha scritto l'altro giorno. Sta già organizzando il pranzo di Pasqua. Vorrebbe che le mandassi la tua lista d'invitati.-
- Si, certo.- annuì la bionda, fissando il thè nella sua tazza - Tristan tu vuoi invitare qualcuno in particolare?-
- Per carità, meno gente possibile. Ecco le fragole.- sbuffò, piazzandole una ciotola di ceramica bianca davanti a zia e nipote - Attente a non farvele andare per traverso.-
- Tranquillo, ho chi mi farebbe la respirazione artificiale.- ironizzò Lumia, perfida.
Sarah sentì un fremito in Jess, che le spezzò il cuore.
Subito si mise a leggere la Gazzetta, un modo qualunque per non stare a osservare quella penosa situazione.
- Dov'è mia sorella?- chiese Lumia, mangiucchiando un fragola con gusto inaspettato.
- Che vuoi fare? Piantarle un coltello in mezzo alle scapole?- ironizzò Milo freddamente.
- Non servirebbe Morrigan, lo sai bene.- rispose l'altra quietamente - Ma dovrebbe portarmi in un posto.-
- Vuoi anche farti scarrozzare, complimenti.- le disse Tristan - Niente altro?-
- Oh, c'è molto altro Mc ma non sei la persona adatta a cui chiedere.-
- La finiamo con questi doppisensi?- sindacò l'Auror - Lumia mi spieghi cosa vuoi?-
- Vedere Lucilla. Il resto spetta a tuo fratello.-
- Risolverò la situazione il prima possibile.- disse allora Jess, con uno sforzo - Dammi qualche giorno Tristan.-
- Qualche giorno.- gli rinfacciò Milo - Hai una bella faccia tosta, predichi tanto fratello ma razzoli male.-
- Non hai qualche collo da mordere, vampiro?- gli chiese Lumia sarcastica.
- Se non temessi di farmi venire l'acidità di stomaco dissanguerei te, non temere.- poi il Diurno cambiò discorso, cercando di non strozzare quell'essere perfido - Ehi Tristan, oggi c'è un altro duello del torneo interno, vero?-
- Si, dalle tre alle sei...- ma non poté continuare a raccontare del casino che stava per accadere quel pomeriggio che accadde qualcosa di ancora più...come dire, colorito.
La porta dell'ingresso sbatté e Edward Dalton passò in mezzo alla sala.
In boxer.
Stivali al ginocchio, spada alla cinta, bacchetta in mano. E niente altro.
In boxer.
Lumia, Sarah, Degona, Hermione ed Elettra sbatterono le palpebre in sincrono quando Dalton andò a versarsi due dita di scotch, senza fare una piega. Dopo aver mandato giù il liquore si accese una sigaretta, dette un tiro, salutò tutto col buongiorno e poi filò in camera sua. Senza una parola.
Lumia tornò presto a mangiarsi le fragole, incurante della faccenda. Gli altri però erano un pelino preoccupati.
- Perché era in mutande?- bofonchiò Dena.
- Bhò.- sospirò Elettra - Mamma mia, che avrà fatto stanotte?-
- Meno male che non s'è giocato le mutande.- sindacò Jess - Io vado. Ho da fare. Lumia vieni.-
- Sto mangiando.-
- Mangerai per strada, non ti strozzerai con i semi. In piedi.-
- Che modi.- si lagnò capricciosamente la Lancaster - Ciao passerotto.-
- Ciao.- ringhiò Degona fra i denti - Buona giornata ZIA.-
- Che orrore.- sibilò Lumia, sparendo dietro alla porta insieme a Jess.
- Vado anche io.- disse Hermione, infilandosi un giacchino di velluto nero e i guanti di pelle - Ho appuntamento con Jeager in giardino. Ha detto di aver capito come ha fatto Lumia ad entrare nella dimensione corporea. Ci vediamo a pranzo. Salutatemi i ragazzi quando tornano dal giro in giostra.-
- Tranquilla, ci penso io.- le disse Sarah con un mezzo sorriso.
Una volta in giardino, la Grifoncina trovò quel demente di Crenshaw inginocchiato in mezzo all'erba e alla neve.
Che cacchio faceva?
- Hai perso qualcosa?- l'apostrofò serafica.
Lui le scoccò un'occhiataccia.
- Vi sto salvando la vita Hargrave, occhio.-
- Non tirartela, dimmi cos'hai scoperto.-
Il mezzodemone si alzò in piedi. Si guardò attorno, ma c'erano troppi studenti così la tirò sotto le arcate.
Lì, usò il tono più basso che poteva trovare.
- Hai presente quei rombi?-
- Quelli che danno vita ai fantocci di Grimaldentis? E allora?-
- E allora la sorella di Lady Lancaster è finita contro qualcosa in giardino, ha detto, giusto? Conosci qualcosa che possa dare un corpo e la capacità di movimento meglio di uno di quei cosi?-
Hermione allargò gli occhi dorati.
- E' impossibile.- alitò - Non può aver trovato uno di quei rombi in giardino.-
- E allora come ha fatto? Pensaci. Può essere solo quello.-
- Ma...se era lì...avrebbe dovuto esserci anche un fantoccio!-
- E se i fantocci si creassero in un momento preciso?-
- Vuoi dire che...i rombi si attivano al momento opportuno?-
- Esatto.- annuì Jeager - Quindi...pensaci bene. Questi rombi si aprono e creano un fantoccio solo quando Tom è in giro, da solo. E se sono qui in giardino...ce ne saranno anche sparsi altrove, nella scuola.-
- Ma come...- la Granger strinse le mani, scioccata - Vuol dire che qualcuno li ha portati dentro a Hogwarts? C'è un infiltrato di Grimaldentis?-
- Può darsi.- rispose il mezzodemone - Bisogna battere a tappeto tutta la scuola.-
- Ma i Sensimaghi non li sentono!-
- Allora bisognerà cercarli col metodo tradizionale. Naso a terra.-
- Dio.- Hermione si mise le mani fra i capelli - E adesso si che siamo nei casini!-
- Prima troviamone un po'. Dopo di che bisognerà capire chi li porta nella scuola. Il mannaro è pulito? Siete sicuri?-
- Si, Asher ormai è uno di noi.-
- Allora bisognerà controllare i professori e gli studenti. E anche la posta.-
Eh si.
Stavolta erano proprio nei guai.

I Figli Della Speranza  |Dramione|Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora