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"Vieni, Oh Morte, vieni.
Prendi chi devi.
Ma oggi china il capo, di fronte a questi vittoriosi.
Una di loro ha sconfitto anche Te..."


Tramontava il sole su Londra e sul Tamigi.
L'Arca dell'Alleanza dolcemente era scivolata sull'acqua...increspandone il liscio e vitreo spessore.
Le vele bianche trattenevano gli ultimi raggi d'oro e di rame di quella sfera infuocata che si tuffava oltre i palazzi della capitale. E tutta Londra, ancora sotto il potere delle fate, taceva.
Immobile, nel tempo e nello spazio.
Solo il sole, unico testimone di quello che era accaduto, se ne stava dignitosamente andando.
Pochi suoni si disperdevano qua e là.
Pochi passeri grigi volavano contro vento mentre numerosi corvi si erano appostati sul Tower Bridge.
Brillavano come perle nere i loro piccoli occhi lucenti.
Occhi attenti.
Occhi curiosi.
Anche sull'Arca per un attimo il tempo sembrava essersi fermato.
Troppi corpi caduti intorno a Harry Potter, il bambino sopravvissuto.
Troppo sangue quel giorno.
Tutto sulle sue mani.
Troppe lacrime stavano scivolando dai visi di coloro che amava.
Un raggio di sole gli stava ferendo gli occhi.
Accusandolo.
Come lo accusavano quei pianti.
Come lo stava accusando ora il suo cuore. Spaccato a metà.
Era arrivato a sognare qualcosa del genere, nei suoi peggiori incubi...ma la realtà per una volta si era dimostrata gran lunga peggiore delle sue torture oniriche.
Ma in quei sogni bastava chiudere gli occhi.
E tutto spariva.
Ora invece non bastava smettere di guardare. E voltare la testa dall'altra parte.
Ora non bastava più...far finta di non vedere.
Quanti morti quella guerra avrebbe falciato ancora in suo nome?
C'era la sua Hermione a terra.
E Tom...
E quell'uomo invece, moribondo, ancora continuava a ridere.
Con quella sua maschera ignobile che gli celava il viso.
Augustus Grimaldentis alla fine aveva ottenuto ciò che aveva desiderato.
Morte, frattura, squassamenti.
Epurazione dalla magia oscura.
Perché sia Lord Voldemort che Hermione Jane Hargrave ora erano fra le braccia dei loro famigliari.
Lì, col capo riverso al cielo, gli occhi ormai lontani, la sua migliore amica sembrava una bambola di porcellana.
E alla sua destra, mentre quell'uomo continuava a ridere compiaciuto anche in punto di morte di ciò che aveva ottenuto, Tom Riddle e Lord Voldemort erano stati trapassati dalla stessa lama.
Harry Potter provò il desiderio di chiudere gli occhi.
Di chiudere le palpebre per riaprirle e svegliarsi nel suo letto.
Provò a chiudere gli occhi ma il grido di Draco, straziante e lacerante, non lo lasciò sprofondare.
Non lasciarmi da solo.
Harry si riebbe. Subito, senza indecisioni.
E lentamente voltò lo sguardo smeraldino su Mezzafaccia.
Rideva, rideva, rideva.
Sputava sangue, colpito dal suo potere.
Ma rideva. Gioiva.
Per aver colpito il suo grande nemico.
E i Mangiamorte, annichiliti, neanche riuscivano più a muoversi.
In futuro, per il bambino sopravvissuto fu sempre una grande emozione ricordare quell'istante.
L'istante in cui, fra Auror basiti e Mangiamorte senza forze, si fecero largo a forza Damon, Cloe, Trix...Asher.
Ragazzini.
Come un tempo lo era stato lui.
Con la fede necessaria per correre dal loro amico e credere che ancora tutto potesse essere cambiato.
Damon Howthorne fu il primo. A differenza delle compagni e del principe dei Greyback non mostrava espressione in viso ma quando ci fu da estrarre la lama dalla schiena del Signore Oscuro, non attese neanche un momento.
- Tom!-
Il suo nome.
Thomas Maximilian Riddle era scivolato su quella lama, facendosi indietro.
La sua carne e il suo sangue erano passati sul freddo metallo...e ora sulla sua maglia bianca impregnata di rosso che si allargava, lui vedeva un colore indistinto.
Nessun dolore per la sua spalla trafitta.
Nessun gemito.
Ma un devastante senso di abbandono, seduto ora come un giocattolo rotto di fronte al corpo sdraiato di...suo padre.
Suo padre.
D'improvviso quella consapevolezza lo animò.
Si divincolò come un pazzo dalle braccia di Trix e Cloe, buttandosi a fianco di Voldemort.
Damon, dall'altra parte, guardò prima lui.
Con quegli occhi azzurri che non conoscevano menzogna.
E quegli occhi gli stavano dicendo una verità che non voleva sentire.
Il Signore Oscuro serrò i denti. Il colpo inferto che gli aveva trapassato il petto, fino a colpire la spalla del figlio.
Gemette, sorretto da Tom e Damon.
Sollevò appena lo sguardo, incontrando il volto di Tom. E rimase a guardarlo, senza mai negargli quegli ultimi momenti.
- No.- mormorò Tom, senza riuscire a credere che era proprio lui a parlare - No.-
- Si.- replicò invece lui in un soffio, mentre il grifone lo stringeva forte - Lucilla...- chiamò - Lucilla...-
La Lancaster apparve all'istante, inginocchiandosi accanto a loro.
Voldemort rise debolmente, mentre lei gli prendeva la mano che lui aveva allungato.
- Lucilla...-
- Si.- la demone serrò le dita, annuendo - Sono qui.-
Un altro fiotto di sangue si allargò sotto il mantello nero che lo ricopriva e Voldemort gemette ancora.
- Lucilla...-
- Mi occuperò io di lui.- lo prevenne, spezzando il cuore a Tom - Ci penserò io.-
- ...Giuramelo.-
- Te lo giuro.-
No, no, no!
Tom risentì più forte la nostalgia di quell'abbraccio.
La prima...e l'ultima volta.
Mio Dio. Un'atroce consapevolezza s'impadronì di lui, al pensiero che...una sola lacrima...
Una sola lacrima di fenice...
Una lacrima scivolò dalle sue ciglia, finendo sull'anello nero dei Riddle che portava al dito.
Poteva salvarlo. Si, poteva.
Eppure...non lo fece.
Che Dio un giorno fosse riuscito a perdonarlo.
Ma Tom non lo fece.
E rimase lì seduto, ferito, piangente.
Fino a quando gli occhi rossi di suo padre, rossi come tutto il sangue che aveva sparso, viaggiarono un'ultima volta da lui, suo figlio, fino a Harry.
Un ghigno. Un sorriso.
Chi avrebbe potuto dirlo?
E in quell'istante di beatitudine, che solo una volta nella vita si prova, il Lord Oscuro morì.
Esalò l'ultimo respiro guardando Tom. Quindi chiuse gli occhi.
Una volta per sempre.
Aveva camminato su una strada lastricata di cadaveri.
Si era immolato a una causa sanguinaria, incurante di chi lasciava indietro.
Aveva ucciso in nome di una legge antica.
Aveva massacrato famiglie per il suo amor proprio.
Aveva distrutto la vita a molti.
A Harry.
A Draco.
Ma era morto per salvare la vita di suo figlio.
Bastava.
Per Tom bastava.
- Papà...-
Lucilla e Damon chiusero gli occhi, facendosi indietro.
Lasciandolo solo, a piangere su quel corpo.
A stringerlo convulsamente.
- Papà!-
Urlò. Pianse.
Fece ciò che ogni figlio avrebbe fatto.
E quando i Mangiamorte tentarono di avvicinarsi, gli occhi blu ricolmi di lacrime di Tom divennero fiamme.
- Non osate toccarlo!- ringhiò fuori di sé, piegato sul torace immobile di Voldemort.
Vanessa e Rafeus Lestrange scattarono indietro.
Pallidi, come tutti gli altri.
Era assurdo come ora le loro maschere si stessero sgretolando.
Il loro grande capo...era morto.
E di lui...non rimaneva che un bambino piangente.
Un bambino il cui pianto si ruppe all'ennesimo scoppio di risa di colui che aveva provveduto a rendergli la vita un inferno.
Auror e Mangiamorte si volsero verso Grimaldentis.
Riverso a terra, la maschera leggermente sbilenca, intento a sputare sangue e acido dalla bocca, cercando di non strozzarsi col suo stesso amaro sogghigno.
- E così...e così finisce, Tom Riddle!- ridacchiò, morendo lentamente - Il Lord Oscuro ha detto addio alla vita...Hermione Hargrave ha fatto lo stesso...e da sciocchi quale erano hanno lasciato ancora una volta qua il bambino sopravvissuto a fare il lavoro sporco.-
Tom, oltre le lacrime e una collera che non aveva mai provato prima, se non quando Harry era morto sei anni orsono, sollevò il mento su Potter. Immobile, in piedi fra lui e Grimaldentis.
Voleva ucciderlo.
Voleva disperatamente uccidere quell'uomo.
Che gli aveva rovinato la vita, che aveva ucciso suo padre...
Ma qualcosa in lui gli diceva che non ne sarebbe mai stato capace.
Puro di cuore, gli aveva detto Lucilla.
Puro di cuore, aveva ridetto Lord Voldemort una volta.
Ricordava bene le sue parole, dette con scherno rivolte a se stesso. Era successo una sera, qualche mese prima. Guardava le stelle. Il capo rivolto verso l'altro, uno strano sorriso...ad aleggiargli negli occhi.
"Incredibile. Il destino a volte ha davvero il senso dell'umorismo, Thomas. Chi l'avrebbe mai detto che la legge dell'ereditarietà fosse così inutile? Chi l'avrebbe mai detto che un uomo come me e una donna come Bellatrix Black Lestrange avrebbero un giorno potuto creare qualcuno come te?"
Qualcuno come lui.
- Credi che vivrai a lungo?- ghignò Grimaldentis, tossendo e sputando altro sangue, risvegliando dai suoi ricordi - Credi che un giorno il bambino sopravvissuto non si ricorderà quale parto immondo di male tu sei?-
Tom tremò.
Le spalle e la schiena di Harry invece rimasero di pietra. Salde come marmo.
- Oh si...- Mezzafaccia rotolò su un fianco, puntando gli occhi ricolmi di capillari rotti su loro due - Tu potrai anche amarlo, Tom Riddle. E lui forse potrà aver avuto pietà di te. Ma nel male sei stato concepito, sporco essere rivoltante. E nel tradimento di chi ami morirai! E sarà proprio Harry Potter ad ucciderti! Io ti maledico!-
Furono le sue ultime parole.
Augustus Grimaldentis perse la testa, quel giorno di maggio.
Fu Harry Potter a decapitarlo, estirpando una volta per tutte quell'edera di malignità che era radicata fino a torturare bambini innocenti, a lasciarne altri senza famiglia.
Con Mezzafaccia, gl'Illuminati ebbero fine.
E quando Harry tornò indietro, si chinò accanto a Tom.
Con mano delicata chiuse le palpebre di Lord Voldemort, suo unico e vero nemico fin dalla nascita.
Dicendogli addio per sempre.
- Ecco a cosa ha portato la tua viltà!- urlò Rafeus Lestrange, quando ormai sembrava che solo i corvi riuscissero a cantare voce dai loro becchi, rivolto a Tom - Ecco a cosa portato il tuo ostinato tradimento! Tuo padre è morto e stai a fianco a colui che l'avrebbe ucciso!-
- Sei stato tu a uccidere tuo padre!- gli gridò anche Vanessa, mentre gli Auror irrompevano sul ponte, ponendo fine alla loro libertà.
Insulti e grida continuarono a lungo.
Gettate addosso a Tom Riddle come lava acida, come pugnali appuntiti.
Ma non c'era parola ormai che potesse ferirlo.
Si, era vero.
Stava chino sul cadavere di suo padre. Accanto al ragazzo che di sicuro l'avrebbe ucciso.
Ma non era stato Harry Potter a uccidere Lord Voldemort.
Non era stato Mezzafaccia.
Era stato lui.
Si, era stato lui a uccidere suo padre e i suoi fratellastri avevano ragione.
La colpa era unicamente sua.
Era stata sua nell'istante stesso in cui aveva scelto, per amore di Harry e Draco, di non versare nemmeno una lacrima per risanare la ferita mortale che aveva strappato Lord Voldemort al mondo dei vivi.
Non c'era perdono, per lui.
Non c'era.
Uno a uno, i Mangiamorte e i pochi Illuminati rimasti vennero catturati.
I cadaveri lasciati dov'erano.
Vanessa e Rafeus Lestrange vennero messi agli arresti.
La stessa sorte toccò finalmente a Theodor Nott, ad Harnold McAdams, Rafe Cohen, Marcus Barnett.
E tutti gli altri.
Nessun Auror dei rimasti sul ponte dell'Arca però gioì per quella vittoria a lungo sognata negli anni.
Agognata in ogni istante d'oscurità e di speranza.
Quando Harry Potter si lasciò andare di fronte a Draco Malfoy, insieme a Ron Weasley e agli altri, non ci furono parole, o lacrime.
Hermione Jane Hargrave era semplicemente morta.
Dopo essersi venduta l'anima per un grande potere.
Un potere determinante che aveva salvato la vita ai figli della speranza.
Lucas, Glorya, Faith e Jeremy stavano zitti.
In braccio ad Elettra, Pansy e Ophelia.
I bambini ora sembravano muti.
Anche loro avevano perso la voce.
Ma non Draco.
Chino sul corpo della moglie che serrava così stretto da spezzarlo, piangeva, carezzandole il volto tanto amato.
Se n'era andata. Se n'era andata di nuovo.
E non c'era magia a poterla riportare questa volta.
Ron prese la mano gelata dell'amica, portandosela al viso.
Harry piegò il capo sul suo petto. E pianse insieme a Draco, insieme a Ron, Elettra, Edward, Blaise.
Se n'era andata.
Perfino Caesar Noah Cameron non riusciva a guardare.
Il cuore gli batteva forte.
Dopo secoli di silenzio. Dalla morte d'Imperia.
Ma come cuore umano, di demone, di mago e di strega, come ogni mente prima o poi capisce, non c'è regola o legge al mondo che non abbia un suo cavillo. Una sua scappatoia.
Ormai nemmeno la legge della nascita o della morte, per Hermione Jane Hargrave, aveva più valore.
Perché...all'inferno si apprezza un'anima venduta per avidità, per potere o per vendetta.
Ma cosa se ne farebbe mai il Diavolo di un'anima venduta per spirito di sacrificio?
Per amore di un uomo?
Per amore di una figlia?
Come l'anima di Hermione se n'era andata, alla morte di Grimaldentis, scendendo nelle viscere del tempo e dello spazio, quella stessa anima venne cacciata via dall'Inferno.
La fronte contro quella della moglie, Draco Malfoy ormai non credeva più...che lei sarebbe tornata.
Ma quando il petto di Hermione venne scosso da un brivido sotto la sua mano, lui e Harry e tutti gli altri sollevarono di scatto i visi.
Col capo rovesciato al cielo, la prima cosa che Hermione vide quando la sua anima tornò in lei e le fece prendere un lungo fiato di vita e ossigeno, fu il rossore che incorniciava un cielo blu.
Le prime stelle...che brillavano.
Come diamanti alla luce di un sole tardivo.
Sentì il calore, sentì amore.
Sentì grida laceranti, pianti di gioia. E abbracci così forti da spezzarle le braccia e le ossa.
Poi lui...il volto di colui per cui si era venduta l'anima.
- Oh mio Dio...- continuava a dire Draco, passandole le mani sul viso - Oh mio Dio!-
Si. L'Incanto Demonicus era stato creato per coloro che vogliono il potere.
Per orgoglio, per vendetta.
Ma lei, quando aveva pronunciato quella formula, aveva desiderato unicamente salvare la sua famiglia.
- Mai più.- le mormorò disperato nell'orecchio, il viso nascosto nei suoi capelli - Mai più mezzosangue...-
- Tu...- alitò, sollevando le braccia a cingergli il collo - Tu...devi essere pazzo...se credi che potrei allontanarmi da te anche un solo giorno.-
- Mai più.- continuò a ripetere, senza riuscire a crederci.
- Io tornerò sempre da te.- sussurrò iniziando a piangere - Sempre.-
Si, il Diavolo non apprezzava lo spirito di sacrificio.
E tantomeno apprezzava essere così facilmente beffato.
Da una donna per di più.
Una donna che aveva trovato il modo di riprendersi l'anima e tornare per vivere con coloro che amava.
- Non c'è strega migliore di lei.- sussurrò Lord Demetrius, osservando di sottecchi il suo migliore amico.
- Non credi anche tu?- continuò rivolto a Caesar.
Cameron non rispose.
Ma un pigro sorriso piegò le sue labbra.
Ora loro lì non avevano più nulla da fare.
Se non un inchino a quella strega che aveva reso innocente come un agnellino la maledizione più antica di tutti i tempi.
Onore a lei.
Onore ai vittoriosi.
E com'era accaduto sei anni prima, le risate dei bambini tornarono ad aleggiare fra i maghi.
Risalirono la corrente del Tamigi, mentre l'Arca dell'Alleanza calava l'ancora ed Hermione tornava a vivere.
Abbracciata a Draco Malfoy e stretta alla piccola Glory.
Con lei Harry Potter, Tom Riddle. I suoi compagni.
E tutti coloro che si erano ricordati di come ascoltare.

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