XLII (2)

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Certo, immaginavo già da prima di tornare che il mio arrivo qui sarebbe stato piuttosto disastroso, ma mi sto rendendo conto che forse è anche peggio.

Colui che credevo l'amore della mia vita è diventato la persona che più dovrei evitare al mondo e questa sera al matrimonio dovrò affrontare il mio vero padre, che ho beatamente ignorato da un anno a questa parte. Fantastico, no?

Bea, d'altra parte, sembra passarsela meglio. Richard si è gentilmente offerto di farle fare un breve giro turistico di New York, a detta sua è ormai innamorato perso. Ha deciso di ribattezzarla in Beatrix, poiché il suo nome gli risultava troppo difficile da pronunciare.

«Il caffè con il latte di mandorla non è così buono dove vivo adesso»

«Motivo in più per passare qui più spesso, no?»

Non so se un caffè dopo essere andate dal parrucchiere con Sophie prima di raggiungere Callie sia stata una buona idea. Ma le ho detto che non porto rancore e ci sto davvero provando, non voglio pentirmene.

«Non è così semplice, ho decisamente troppe cose in sospeso qui»

«Come stai?» mi domanda. «Sai, era tanto che non ci sentivamo»

Guardo il marciapiede, mordicchiandomi il labbro inferiore. «Sto bene, credo. È tutto così strano...»

Sophie poggia la sua mano sulla mia spalla, guardandomi dispiaciuta.

«Mi dispiace, per tutto...»

Sento davvero il bisogno di dovermi sfogare, buttare fuori quel caos di pensieri che sembra perseguitarmi. Non so se è una buona idea, ma sono stufa di crogiolarmi l'esistenza per non risultare pesante.

«Sai cosa? Non mi ferisce tanto il fatto che sia fidanzato, quanto i suoi comportamenti», affermo. «E ancora di più mi dispiace che forse, quando stavamo insieme, ero probabilmente cieca come la sua ragazza di adesso»

Stavo per andarci a convivere, me lo aveva proposto nonostante sapesse un segreto tanto grande. Perciò chi diamine mi assicura che non aveva abbandonato quel fastidioso spirito da donnaiolo che lo aveva sempre contraddistinto?

«Non con te, con te era diverso»

Se davvero fosse così, se davvero a una piccola, minuscola parte di lui fosse importato di me, le cose non sarebbero andate così ieri.

«Ormai è passato, io ho la mia vita e lui la sua», ribatto. «E tu?»

«Da qualche mese lavoro in azienda, stanno succedendo un po' di drammi che non mi hanno permesso di starne fuori», mormora, giocherellando con un braccialetto che ha al polso. «E sentimentalmente? Beh, lo hai visto Richard con fragolina»

Non posso negare che una parte di me sia curiosa di sapere cosa stia succedendo alla Thompson, ma l'altra ha ormai capito che in questa breve permanenza è meglio rimanere sulle mie.

Accarezzo la sua spalla, rivolgendole un sorriso. «Meriti qualcuno che voglia solo te, Sophie»

Lei caccia il labbruccio, attirandomi a sé per darmi un caloroso abbraccio. Lo ricambio volentieri, perché nonostante tutto, nonostante la mia ferita sia ancora aperta, non ho mai smesso di volerle bene. Il rancore non porta a nulla.

«Dobbiamo raggiungere Callie, ci aspetta con la truccatrice e con quei meravigliosi abiti», mi dice poi entusiasta.

Io saltello sul posto, battendo le mani.

«Aaah! Sono così emozionata»

La gioia per il matrimonio di Callie è probabilmente l'unica cosa capace di riparare totalmente il mio frastornato cuore. Sono emozionata, sono felice, non vedo l'ora di starle accanto mentre pronuncerà il fatidico .

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