Capitolo undici

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Mia Harper Moore

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Mia Harper Moore.
Manhattan, New York.

- Il ragazzo in foto è molto simile a Scott -

"... ultimamente, ho pensato molto a noi due..."
"Non... cominciare con questa storia, per... piacere"
"... ho pensato molto a quando noi due stavamo insieme, a quando insieme, formavamo una delle coppie più..."
"... smettila, io e te non... torneremo più insieme, non tornerò ad essere la fidanzata perfetta, la fidanzata trofeo di un perfettissimo idiota, mai più" rispondo, a denti stretti. "E questo, ficcatelo in testa, una volta per tutte..."
Scott ride, appoggiando entrambe le posate sul bordo del piatto.
"... e intanto che ci sei, dillo anche a tuo padre, così magari dà un taglio netto a questi ridicoli teatrini della domenica mezzogiorno e del mercoledì sera" verso, altro vino rosso nel bicchiere di cristallo. "Poi, oltre a tuo padre, avvisa per favore anche il mio, così forse smetterà di fantasticare su noi due"
"Ce l'hai ancora con me per la cosa del Bronx, vero?"
"Non sono arrabbiata solo per il Bronx, ma sono arrabbiata per... per, lo sai benissimo per cosa, in quel di Manhattan le voci girano fin troppo in fretta, soprattutto se sei l'unico e intoccabile figlio di Caroline e Jefferson Hunter"
"Non... sono figlio loro, i miei veri genitori non sono loro due e lo sai..." nervoso, chiude entrambe le mani in due pugni stretti.
"Di nuovo con questa storia?"
"... Jefferson e Caroline Hunter sono semplicemente due persone a cui sono stato affidato all'età di sei anni, niente di più"
"Per la legge sei loro figlio, ti hanno adottato, all'anagrafe hai il loro cognome" sospiro, mentre lo schermo del mio telefono si illumina.
"Chi ti cerca a quest'ora? Un nuovo ragazzo?"
"Non sono cose che ti riguardano"
"... forse lo conosco?"

"Mia, sono io, sono Blake... Connor ha accettato di testimoniare..."

"... frequenta il golf club? O forse..."

"... domani mattina passo a prenderti in ufficio, nove e mezza..."

"... forse è il ragazzo che incontriamo ogni week-end? Quello con..."
"Scott Hunter, chiudi il becco, sono cose private, cose che non... ti riguardano e per... piacere, allontanati da me, immediatamente"
"O altrimenti?"
"Altrimenti stai certo che ti farò pentire di essere seduto qua in casa mia, intorno al mio tavolo, con la mia famiglia" bevo, tutto ad fiato il vino rosso nel bicchiere.
"Devo ammettere che il tuo schifoso caratteraccio con il tempo è soltanto peggiorato, forse è la vicinanza di quel bastardo di Carter, o forse..."
"... meglio un caratteraccio schifoso come il mio che un carattere bastardo come il tuo e non... mettere di mezzo Blake, non te permetto"

"... e mi raccomando, non tardare, altrimenti Connor se ne andrà"

"Mia tesoro, dove pensi di andare?"
"Devo fare una... chiamata di lavoro, urgente"
"Sarebbe meglio evitare chiamate, soprattutto di lavoro e soprattutto durante una cena di famiglia"
"Proprio tu mi stai chiedendo di evitare chiamate di lavoro? Proprio tu, mi stai chiedendo una cosa simile, proprio tu, papà, che durante matrimoni, cerimonie o eventi importanti ti assenti per ore e ore proprio per... lavoro?"
Con uno sguardo di fuoco, mi guarda.
"Per il dessert comunque non aspettatemi, la chiamata richiede tempo"
"Non... fartelo ripetere un'altra volta: metti via quel telefono e torna a sederti al tavolo con tutti noi, subito"
Ignoro lui.
Ignoro l'intera famiglia Hunter.
Ignoro ogni cosa e me ne vado, me ne vado digitando velocemente sullo schermo del cellulare:

"A domani Blake e mi raccomando invece tu, niente casini e niente drammi, con nessuno"

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