Capitolo sessantadue

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Mia Harper Moore.
Bronx, New York.

"... sono senza parole, è tutto così... perfetto" a bocca aperta, guardo il salotto della casa di Blake.
"Ho fatto del mio meglio per rendere questa casa carina e accogliente, spero di... esserci riuscito"
"Non so cosa... dire, è tutto così... magico, così... unico"
"Le candele profumate sono un'idea di Seth, ha insistito dicendo che un tocco romantico era obbligatorio" decisamente imbarazzato, ride. "Il resto però, è stata opera mia... certo... ho preso spunto da internet, ma è comunque opera mia"
Lo bacio sulle labbra, ammirando poi il capolavoro creato.
Piccole candele rosse e bianche accese per tutto il salotto, piatti di ceramica perfettamente coordinati, rose rosse nel vaso al centro del tavolo e infine, una bottiglia di spumante aperta sul mobile della cucina con vicino due calici in vetro.
"Davvero ti piace?"
Annuisco, stringendolo forte a me.
"Ero combattuto se uscire a cena oppure restare a casa" mi dà un bacio tra i capelli. "Ma alla fine ho optato per rimanere a casa... ah, quasi dimenticavo, questo pomeriggio mi ha chiamato Connor e... uno di questi giorni, vorrebbe vedermi"
"Non... farlo, non... accettare, ti prego... quasi sicuramente si tratta di una trappola, non sentivi quel ragazzo da mesi e dal nulla, dopo la prima udienza, vuole incontrarti"
"Potresti non so... venire con me, così se ho te accanto sono certo di non fare stronzate"
"No, tu devi evitare qualsiasi tipo di contatto con quel ragazzo, specialmente perché amico di Scott idiota Hunter"
"È un consiglio da avvocato?"
"No, un consiglio da fidanzata, poi come tuo avvocato" sospiro, stringendo le sue mani nelle mie. "In questi mesi ho già visto fin troppe volte il tuo bel visino in casini più grandi di te e ora, che siamo quasi in dirittura d'arrivo, non voglio ricominciare tutto da capo"
"Stai tranquilla, non... accadrà, non avrei più la forza di volontà di ricominciare..."
Annuisco, sollevata.
"... perciò non temere, d'accordo?" mi dà, un bacio sul dorso della mano mentre lentamente, si avvicina a me. "Io... ti amo Mia e non potrei mai fare un qualcosa che ti faccia soffrire, come per esempio tornare in carcere o per esempio..."
"... tu... cosa?" chiedo, incredula.
"Ho sbagliato? Forse è troppo presto? Forse questo non è il momento giusto o forse..."
"... o forse ti amo anch'io? Mio testardo, complicato, dolce e ribelle Blake Oliver Carter" lo zittisco, baciandolo di nuovo, ma questa volta più a lungo.
"Se... vogliamo... fermarci, fermiamoci adesso che siamo ancora in tempo, poi sarà... troppo tardi, decisamente" sussurra lui, sopra le mie labbra, mentre indietreggiamo fino al divano.
"No, abbiamo... aspettato già abbastanza, forse addirittura troppo"
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