Mi rigirai tra le mani il cellulare.
Fissavo la tastiera con il cuore che batteva all'impazzata.
«Hayra, non pensi di star sbagliando?», Kevin mi domandò di punto in bianco.
Ash mi guardò e annuì alla mia scelta.
Lo ringraziai con gli occhi.
«No, devo almeno provare», digitai in fretta il numero che sapevo a memoria grazie alla mia memoria fotografica.
«Pronto?».
Silenzio.
«Ciao mamma».
«Ti ho vista alla sentenza. Non ho sbagliato quando ti ho detto di non farti più vedere, ma vederti in sala mi ha fatto capire che forse te ne importa ancora qualcosa. Ci tenevo a dirti che, con questo caos, se una volta tanto volessi venire a trovare Fred, beh, potresti. Sto cercando di dirti che...possiamo far sì che funzioni. Credo abbia bisogno della tua figura, almeno oggi. L'ha scombussolato tutto questo e-».
Mi interruppe.
«Hai frainteso. Non ho intenzione di tornare».
Mi bloccai sul posto.
Ero stata un ingenua se avevo creduto anche solo un istante che potesse rinnegare quel che era.
Volevo solo il meglio per mio fratello, ma forse avevo bruciato le tappe.
Non aveva bisogno di una madre come lei.
Le riattaccai in faccia.
Cosa avevo fatto?
Avevo davvero buttato giù da sola le mura che mi ero ripromessa di non annientare.
Mi credevo diversamente forte, invece ero ceduta alla tentazione.
L'avevo umiliata, e lei è sempre stata la bambina intrappolata in una donna.
Troppo orgogliosa per capire il mio rifiuto nei suoi confronti.
Le persone non cambiano.
E, se lo fanno, è solo perché gli/le conviene.
La vita è un insieme di schifezze, egoismo, speranza bruciata tra un soffio e un altro di esperienza.
«Te lo avevo detto», mi rinfacciò il mio ragazzo, con voce annoiata.
Sentirmelo dire in faccia mi lasciò l'amaro in bocca.
Aveva un effetto più efficace che sentivo di poterne fare benissimo a meno.
Ash continuava a guardarmi.
«Io devo proprio scappare. Ci vediamo domani, mi farò perdonare», mi si avvicinò e mi baciò a stampo.
Rimasta con il mio fardello, occupai la mia mente con il sottofondo della televisione per diminuire la mia operazione fallita.
Rimaneva a seguire ogni mio gesto, quel senso di bruciore continuava ad appartenermi solo e quando era lui a guardare me in quel modo.
La porta si spalancò malamente, ritraendo mio padre, al quanto ubriaco come al solito, barcollare nella mia direzione.
Non si reggeva in piedi, sorrideva e rideva di continuo, prosciugando fino all'ultima goccia la bottiglia di Whisky.
Non reagii per la prima volta, poiché non c'era Fred al piano di sopra.
Non c'era nessuno che dovevo coprire.
Avrei dovuto sentirmi bene, sollevata, ma avevo un foro al petto.
Forse mentire serviva anche a me, per scacciare la triste realtà.
«Hey, hey, hey, famiglia!», biascicava in balìa dell'alcol, mentre si avvicinava al mio coetaneo.
«Fred, si vede proprio che hai preso da me questi muscoli, eh? Sei cresciuto in fretta vecchio», tastò i muscoli di Ash, continuando a sghignazzare.
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LA FIGLIA DEL CAOS
RomanceCOMPLETATA - IN REVISIONE Trama: Hayra Stevens è una giovane alle prese con la vita. Non è mai stato facile per lei integrarsi nella società fin da piccola tra traumi e drammi. Potrà sembrare esagerato affermare già questo data la sua giovane et...
