«Allora dove andiamo??», mi chiedeva di continuo Fred, curioso.
«Lo vedrai presto. Riallacciati le cinture», chiusi lo sportello, ma lui aprì il finestrino.
La sua testa era appoggiata sul vetro mezzo aperto e sporgeva verso la mia direzione.
«Ma dai! Almeno un indizio!».
«Nessun indizio», intervenì Kevin, mentre metteva benzina alla sua macchina.
«Siamo in viaggio da un ora e mezzo!», bofonchiò.
«D'accordo. Andremo-».
«Sì!! Me lo stai dicendo!».
«...In un posto che ti piacerà», gli feci la linguaccia e lui reagì di conseguenza, incrociando poi le braccia e guardando fuori.
Durante il tragitto che sembrava interminabile - specie dopo le continue lamentele di mio fratello - partì Turn to Stone di Ingrid Michaelson a tutto volume.
Era una canzone che adoravo alla follia, con un testo che mi piaceva molto.
Romantica al punto giusto, accompagnata da una voce melodiosa.
Seguii le braccia del mio ragazzo incollate sul volante, così come i suoi occhi.
Sorrideva di tanto in tanto, lanciandomi qualche occhiolino di tanto in tanto.
I capelli rossi erano messi in risalto dal sole focoso di quella giornata che sarebbe stata perfetta per i festeggiamenti dovuti alla mia vittoria verso i signori Dreamy.
I diversi puntini sul volto pallido si notavano maggiormente quando arricciava il naso o quando sorrideva in quel sorriso frequente per cui provavo attrazione.
Non era forse il classico modello inglese, anzi, non lo era per niente, ma a me andava bene così.
Poggiai la mano sopra la sua, e lui la ritrasse solo quando le occorrevano entrambe per qualche sterzo, curva o altro.
Ogni tanto guardavo dietro per controllare se Fred si fosse addormentato, o avesse ceduto alla tentazione di domandare ancora, o se fosse più cocciuto di prima.
Non si era arreso.
Continuava a tenermi il broncio, sperando nella mia caduta.
Lo faceva da quando ne aveva capito il trucco e l'effetto su di me, la prima volta aveva cinque anni ed era così adorabile!
E così i sei, i sette, i dieci anni...
Non mi pareva vero quanto fosse cresciuto.
A vista di parenti che si facevano vivi una volta ogni nove anni, pareva cresciuto di parecchi centimetri.
Per me rimaneva il mio fratellino appena nato avvolto da un fasciatoio azzurro e che avevo paura di ferire solo allo sfiorare della sua pelle candida.
«Hayra», mi richiamò.
«Abbi pietà. Non fare il bambino», gli risposi con la testa che mi scoppiava.
Kevin abbassò il volume della musica, comprendendo i miei nervi.
In quel momento la radio trasmetteva Le stesse cose che facevo con te di Ultimo.
Una morsa al petto, quelle parole.
«Perché Ash non è venuto?».
«Perché Ash e io non andiamo d'accordo», risposi prontamente, quasi fosse ovvio.
«Però è un mio amico».
«Viene solo per le ripetizioni, Fred. Non devi fidarti di ogni individuo solo perché sembra buono con te. Lo fa per gentilezza, non per altro».
Lui rimase impassibile, abbassando lo sguardo.
Odiavo quando faceva così.
«Vedremo, okay? E a lui la spiaggia non piace».
«Quindi andremo in spiaggia?? Che bello!!».
E in quel momento odiai me stessa.
Alzai il volume e mi stesi più comoda sul sedile anteriore dell'auto.
«Siamo arrivati!», esclamò Kevin, risvegliandomi dai miei pensieri.
Fred sganciò subito le cinture e uscì fuori.
Baciai a stampo il guidatore professionista nonché il fidanzato più premuroso di tutti che si era offerto senza che glielo domandassi e lo ringraziai.
Dopo di che, presi la borsa frigo con due bottiglie d'acqua fresca e qualche spuntino.
Avevamo i costumi sotto gli abiti, solo io portavo gli occhiali da sole.
Era bello, ogni tanto, sentire sulla pelle quel calore estivo.
Il meteo di Londra non ammetteva tale privilegio, poiché rendeva ogni stagione pieno inverno/autunno dal non distinguere in che mese ci si trovasse.
«Tre», iniziò Kevin.
«Due», continuò Fred.
«Uno», pronunciarono insieme.
Si buttarono in acqua, assieme.
Li guardai contenta, si divertivano a schizzarsi a vicenda.
Ridevano, giocavano tra di loro senza importarsi della gente che poteva aver da ridire.
ASH'S POV
A
vevo riportato Fred a casa sua.
Quel piccoletto in fondo, per quanto mi costasse ammetterlo, aveva fatto freccia nel mio cuore infranto.
Era spaventato quando l'ho raggiunto, appena mi ha visto mi si è scaraventato contro come una furia.
Tremava, era terrorizzato.
L'ho sentito come fosse una farfalla posatasi sulla mia mano: Piccola, graziosa, ma terribilmente fragile.
«Andiamo a casa, va'», gli ho detto e lui ha impiatato i suoi occhioni pieni di paura nei miei.
Avevo guidato, mentre lui stava legato nel mio sedile anteriore.
La strada la conoscevo bene, quanto lui.
Non ne era a conoscenza, ma lo conoscevo bene quanto sua sorella.
Non si ricordava, ma io sì.
Non gli chiesi se volesse passare a mangiare qualcosa, nonostante il suo stomaco brontolasse.
Era scontato, inutile, visto che l'unico luogo dove voleva essere era quella casetta rovinata e cadente a pezzi nel quale era cresciuto.
Appena aperta la porta, Hayra era stramortita dalla visuale.
La guardavo silenzioso come al mio solito, perché sapevo quanto la innervosisse il suono del niente.
Non credeva ai suoi occhi, il suo petto si alzava e abbassava alleggerito e appesantito come fosse un gonfiabile su cui far passare sopra centinaia e più di bambini.
A lei, invece, bastava il suo.
Io e Fredrick ci siamo scambiati i numeri di telefono e mi sono raccomandato che per ogni evenienza avrebbe dovuto chiamarmi.
Già il giorno dopo aveva ricomposto il mio numero.
In contrario a quel che pensavo, mi aveva semplicemente chiesto come stessi.
«Sto bene, campione. ¿Por qué me llamaste?», gli chiesi perché mi avesse chiamato in spagnolo.
«Quería decirte que gracias a ti me gusta más el español y que...te extraño».
Sorrisi per la sua pronuncia e la sua grammatica.
Era dolce, un ragazzino particolare, sul pezzo.
"Volevo dirti che grazie a te mi piace di più lo spagnolo e che mi manchi", mi aveva confessato.
Voleva che fossi là, con lui.
Non mi sarebbe dispiaciuto, tuttavia il dilemma era la sorella maggiore.
Non avrei rinunciato per tutto l'oro del mondo alla sua compagnia.
Era uno dei pochi che mi aveva fatto sciogliere fin da neonato.
Una donna di mezzo non mi avrebbe ostacolato.
Inoltre, avrei potuto lasciarla con il suo lui, quindi aveva solo da dirmi grazie.
Mi aveva detto che era al mare, che aveva giocato con quel Kevin dai capelli carota.
Mi sarei preso la mia rivincita.
Ash Cohen non si lascia abbindolare da nessuno.
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LA FIGLIA DEL CAOS
Roman d'amourCOMPLETATA - IN REVISIONE Trama: Hayra Stevens è una giovane alle prese con la vita. Non è mai stato facile per lei integrarsi nella società fin da piccola tra traumi e drammi. Potrà sembrare esagerato affermare già questo data la sua giovane et...
