31. L'idromassaggio

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Chiusi gli occhi.

Raccolsi l'eccessiva respirazione dentro i miei polmoni per poi estrarla all'esterno.
Volevo avere il lusso ogni tanto di vivere sul serio una vita agiata senza preoccupazioni a stroncare ogni buon proposito.

Quella sera il vento soffiava nella norma ma abbastanza da scompigliarmi.
La mia pelle era cemento, non si muoveva.
Si manteneva calda comunque, grazie alla temperatura dell'acqua dell'idromassaggio.

Mi ero concessa un momento mio, lontano dai due ragazzi che cercavo di evitare.

Inspirai.

Trattenni l'aria come un oggetto prezioso donatomi dall'eterna infanzia.
La tenni stretta con possessività, gelosia.

Mi ero infilata all'interno di fretta, sperando che nessuno avesse intravisto il mio corpo coperto da un costume a pezzi rigorosamente nero.

Lasciai andare l'ossigeno che il mio corpo aveva ossorbito per concentrarmi su quel che avevo.

Fred e Jane.

Una parte di me includeva anche Kevin, ma l'altra... lo buttava costantemente via.
Parte del passato, dicevano.
E se per me fosse presente?
Non avevo mai perso quella fedeltà che tanto ci accumunava, nonostante sapevo che lui volesse solo che andassi avanti, senza di lui.

Una ventata più fredda sovrastò i pensieri, accapponandomi la pelle di numeri brividi.

Iniziai a domandarmi cosa si celasse sotto la maglietta di Ash.
Non che non conoscessi il suo corpo, solo... volevo sorprenderlo sotto altri vesti.
Per esempio, bagnato.
Sì, bagnato d'acqua e di insicurezze.

Il sesso ci fa sentire leoni, ma scorpre una parte di noi, di quel che siamo.
Se solo potessimo dire che siamo forti quanto la voglia di farlo, saremmo tutti vittoriosi.

Una mano mi sfiorò i capelli; era grande, morbida, fredda.
La pelle d'oca mi avvolse ancora una volta, ma stranamente non mi stancai.
Inclinai la testa verso chi stava incombendo su di me e - sempre ad occhi chiusi - socchiusi le labbra.

Desideró automaticamente che ci fosse qualcuno lì per lei, solo ed esclusivamente per quello.

«Dimmi un po', com'è l'acqua per te? Fredda? O bollente?».

Sussultai, aprendo gli occhi.

«Vattene».

«Come pensavo. Se non avessi aperto bocca, avrebbe fatto la differenza».

«Non ho voglia, davvero».

«Ah, sì?».

«Ash... ti prego».

Mi si avvicinó, giocando con il lembo del sotto del costume.
Definì i contorni di esso, sfioró la mia pelle e scese più in basso.
Le bollicine dell'idromassaggio rendevano l'atmosfera più eccitante.

«Sai, sono conosciuto come un predatore. Come uno che cattura per ricevere qualcosa in cambio».

Non mi fece parlare che subito mi zittì in un bacio passionale, lasciai che mi circondasse il collo e che mi cingesse i fianchi attraendomi a sé.
Mi sollevò appicicandomi ai suoi pettorali, mentre la sua lingua danzava insieme alla mia.

Mi smuoveva i capelli con le mani, sino a spettinarmeli e renderli un totale disastro. Sotto il "buio" dell'acqua, mentre la vasca faceva diventare l'acqua di colore rosso passione, mi sfiló ogni indumento in gesti frettolosi e impazienti.

«Dio», sussurrò lasciandomi un succhiotto violaceo sul collo, marchiandomi.
Il suo respiro era pesante e affannato.

Ero rimasta congelata sul posto, senza riuscire ad oppormi a quel contatto.
Kevin sapeva evitare Ash bene, ma quando stavamo insieme volevo che fosse solo lui.
Dovetti ammettere che ll modo del mio coetaneo di rendermi le cose più complicate mi accendeva scintille.

Tuttavia, il frenare era il mio talento più grande.

In uno scatto, il residuo della mia mano destra sulla sua guancia lo aveva stoppato.
Se la massaggiò, in un sorrisetto provocatorio.

Lanciavo mentalmente saette di negazione su come fosse stato intraprendente e di come si fosse approfittato di me.
Era un essere deplorevole, ma dannatamente sexy.

«Questo round hai vinto tu».

Il mio sguardo era ridotto in due fessure strette, un espressione infuriata era dir poco.
La rabbia bolliva dentro me, o almeno il mio corpo stava accendendo una brace nel bel mezzo dell'acqua.

In uno slancio, protendendo i muscoli della braccia verso il contorno dell'enorme vasca, fuoriuscì.
Gocce d'acqua attraversavano ogni millimetro di pelle, facevano a gara l'una con l'altra.
Con le dita sistemò quel ciuffo insistente che si ritrovava, mentre si stiracchiava il fisico danneggiato dalla potenza dei suoi pochi ma dominanti gesti avuti poco fa.

«Puoi rinnegarlo, ma non potrai scappare per sempre da me, Hayra».

LA FIGLIA DEL CAOSDove le storie prendono vita. Scoprilo ora