15.. Dove sei?

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Ho camminato in equilibrio su di me
mischiando il tuo sorriso
alle mie lacrime
-Ultimo

«Hey».

«Hey», risposi sussurrando.

«Ho saputo tardi della festa. Perché non mi hai avvisato? Sarei venuto, saremmo stati bene insieme».

Kevin era davanti a me, in piedi.
Eravamo inseparabili, quasi 24 ore su 24 appiccicati.

Mi aveva regalato un auto, una di quelle spettacolari, costose.
Londra è conosciuta come dalle multi etnie, ma anche la ricchezza non passa inosservata.

La mia purtroppo era poca, mi sentivo sporca nel toccare quelle chiavi luccicanti e far partire una macchina che non credevo di meritare.
La guardavo, per scappare dalla verità di dirgli quel che pensavo.

A San Valentino mi aveva portato una rosa rossa con dei cioccolatini a forma di cuore.
A seguito, un anello di fidanzamento che portavo ancora al dito.

«Io...pensavo ci fossi già. Ti ho cercato ma non ti ho trovato», mentii, peggiorando il mio malessere nei miei confronti.

«Se le cose stanno così va bene».

Mi alzò il mento e mi regalò un sorriso.
Aveva una dentatura perfetta, bianca, senza difetti.

Mi strinse a sé.

«Avevo paura di averti persa», mi strinse a sé, facendo combaciare i nostri corpi.
Il suo era piatto, poco consistente, ma mi sprigionava sicurezza.
Ne avevo bisogno.
Stavo sbagliando, lui era il mio principe e nessun'altro.
Dopo una vita insieme di guai, ce lo meritavamo questo lieto fine.

«Dobbiamo impedire a Jane di uscire con il ragazzo con cui si sta sentendo. O almeno dobbiamo seguirla, non mi fido per nulla. Niente di personale, si sono conosciuti su Instagram», sputai, spostandomi da quel contatto che mi proteggeva da nemici.

Innarcò un sopracciglio.

«Facciamolo, mia partner in crime. Siamo una S - Q - U - A - D - R - A».

Annuii sorridendogli.
Potevo contare su di lui.

Seduta sulla scala antincendio della scuola materna, avevo il volto coperto dalle mani.
L'allarme anti-incendio era scattata e tutta la scuola era in fermento.
Avevo portato con me l'accendino di mio padre per spronarlo a smettere di fumare, nicotina dannosa ai suoi polmoni preferibilmente evitabile.
Ero talmente attratta, per i miei cinque anni, da quel fuoco che provai a creare quel fuoco.
Mi piaceva immaginarmi creative di qualcosa, come facevo con le bambole fingendo fossero miei figli.
Inutile dire, però, che le tendine si incendiarono della mia opera brutale.
Non avevo mani buone, non era quel che volevo.
E mentre diventavano cenere sotto ai miei occhi, l'insegnante di matematica mi spingeva via con gli altri.
Ero terrorizzata, con la cenere su vestiti e capelli.
Un bambino rossiccio alla Ron Weasley che tanto speravo di conoscere guardando e leggendo Harry Potter, mi si era seduto accanto a me.

Le fiamme erano state domate ma io li sentivo quelli sguardi arrabbiati pronti a screditarmi, a giudicarmi, per la mia ingenuità.
Era forse un male l'ingenuità a cinque anni?
Ci sono tante persone che nemmeno passati i diciotto sanno capire quando è giusto fermarsi.
Cosa volevano da me quindi?

«Non ti preoccupare, è stato un incidente. A me succedono sempre».

Continuavo a nascondermi, scuotendo la testa. Lui, di contrasto alle mie aspettative, non cedette.

LA FIGLIA DEL CAOSDove le storie prendono vita. Scoprilo ora