❛È molto, molto difficile mettere d'accordo cuore e cervello. Pensa che, nel mio caso, non si rivolgono nemmeno la parola.❛❜
-Woody Allen
Malia Salvatore non aveva mai avuto una vita facile, da umana il suo essere selvaggia, istintiva l'aveva sempre...
||All i want is nothing more to hear you knocking at my Door 'cause if i could see your face once more I could die a happy man i'm sure when you said your last goodbye I died a little bit inside I lay in testa in bed all night Alone without you by my side But if you loved me Why'd you leave me? Take my body, Take my body All i want is and all i need is To find somebody I'll find somebody Like you|| -Kodaline, All i want
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Uscii lentamente dal bagno, dopo chissà quanto tempo passato sotto la doccia. Non impiegavo mai così tanto tempo per lavarmi, ma ero rimasta nella doccia, sotto il getto dell'acqua fredda, finché le lacrime non avevano smesso di uscire e io avevo recuperato un briciolo di autocontrollo. Non tremavo più come una foglia, e sentivo di essere abbastanza lucida per affrontare una conversazione senza scoppiare in lacrime.
Chiusi la porta dietro di me. Con la testa ancora bassa, e i capelli ancora umidi, mi aggiustai la maglietta pulita che avevo indossato. Avevo la testa da tutt'altra parte, mi stavo muovendo con il pilota automatico ormai, ma a tirarmi fuori dal mio trans furono tre paia di occhi fissi su di me.
Alzai lo sguardo. Klaus, Marie-Jeanne e Stefan mi guardavano, potevo vedere nei loro occhi la preoccupazione e l'apprensione nei miei confronti. Come potevo biasimarli? Con tutta probabilità, avrei spaventato un bambino con lo sguardo perso che avevo, senza parlare delle occhiaie e della pelle pallida che avevo notato prima mentre a stento mi guardavo allo specchio. Mi sforzai di fare un sorriso anche se avevo sperato vivamente di non trovarli li una volta uscita, ma era chiaro che non si erano mossi di un centimetro.
«Ehy, Stef» salutai mio fratello, non sapevo chi dei due lo avesse chiamato, ma ne ero grata. Dal mondo in cui mi guardava e dalla delicatezza con cui mi abbracciò, come fossi di vetro, intuii che gli avessero già detto tutto.
«Lia, Stai bene? Ti sei fatta male?» disse appena sciolto l'abbraccio, osservando ogni centimetro della mia faccia con apprensione, in cerca di qualche ferita. Sorrisi debolmente.
«Stefan, sto bene, sul serio»
Non era vero. Stavo male, volevo soltanto restare da sola, chiudermi in camera come facevo da ragazza, dove nessuno poteva vedermi, e piangere fino a non avere più lacrime. Mi costrinsi a sopportare.
«Puoi aspettarmi fuori? Devo fare una cosa» mio fratello mi guardò confuso, lo pregai con lo sguardo «Stef, perfavore»
Stefan, anche se riluttante uscì fuori dalla camera, rivolsi uno sguardo pregante anche a Marie-Jeanne, che senza dire niente, annuì e uscì insieme a Stefan. Sorrisi, guardando i due vampiri uscire fuori e chiudersi la porta alle spalle, Marie-Jeanne riusciva sempre a capirmi al volo.