CAPITOLO 46

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LA CORONA DI SANGUE 

Respirare è naturale, è un istinto, è la prima cosa che una vita compie.
Tutti sanno respirare.
Ma Bellarys Targaryen aveva trattenuto il respiro più di chiunque altro, aveva messo alla prova i suoi polmoni, il suo controllo e ad un certo punto questo l'aveva uccisa.
L'aria era fredda, non era come ricordava quando aprì le labbra e ispirò.
Le fece male, le bruciò la gola, il petto e si disse che le lacrime che aveva lasciato uscire, per tutta la notte, non fossero di sangue.
Ma lo sentiva addosso, lo sentiva in bocca, sulle mani.
Il sangue della sua dolce bambina, gli occhi diversi che la guardavano, uno viola e uno verde. Lei era pura, era stata ossigeno puro e Bell aveva fatto di tutto per immagazzinarlo, per respirarlo con cautela. Ne aveva avuto bisogno.  
Ma era bastata una scintilla e l'ossigeno esplose.
Bellarys era esplosa in un incendio divoratore di regni.
Sentiva ancora quella rabbia, quel potere e il modo in cui le era piaciuto fare a pezzi quegli aguzzini. Avrebbe voluto farlo ancora, farli soffrire per l'ossigeno che le avevano tolto. 
Lei non sarebbe più tornata.
Quel corpicino era avvolto da fasce avorio, che diventavano nere, su un altare di roccia.
Il funerale era stato organizzato da Rhaenyra mentre Bellarys l'aveva presa in braccio, fino a portarla nelle camere mortuarie. 
Rhaenys era stata con lei per tutto il tempo, a guardarla spogliare la piccola, a pulirla e coprirla con bende.
Bell aveva pianto, era crollata a terra tante volte mentre copriva pezzo dopo pezzo, mentre il sole sorgeva e mentre il suo mondo cadeva nell'oscurità.
Ed ora se ne stava lì, al fianco di Daemon, a guardare le fiamme consumare la pelle, i capelli argentati. Il suo cuore era a pezzi ma solo i suoi occhi potevano mostrarlo.
Perché il potere scorreva in lei, mostrando solo una bellezza leggendaria, ineluttabile.
Ma lei non si sentiva ineluttabile, si sentiva una madre che aveva perso la sua bimba.
Una bimba che non sarebbe mai cresciuta, non avrebbe mai avuto un drago, non si sarebbe mai innamorata o provato la gioia di avere una famiglia tutta sua. 
Il rito valyriano era solo un sottofondo, così come tutte le persone intorno a lei. 
Non avrebbe pregato il Signore della Luce, che continuava a reclamare sacrifici. 
Fece qualcosa che non aveva mai avuto il coraggio di fare : pregò le 14 Fiamme.
Quando aprì bocca, per parlare in Alto Valyriano, l'aria le parve riscaldarsi.

<<Quattordici Fiamme, che volate nei cieli e incendiate la terra. Voi, che sorgete dalle brune montagne e tramontate nel mare cremisi. La vostra volontà è la mia volontà come la vostre squame sono la mia pelle, come il vostro respiro è il mio. Ascoltate le mie invocazioni, planate con le vostre ali sino ai miei sogni. Sangue del mio sangue, fuoco che arde in me. Udite il mio ruggito nel nome dei vostri sacri nomi. Aegarax, Creatore dei Draghi, proteggi i miei eredi. Arrax, Sovrano degli Dei, Dio della giustizia e della forza, punisci i miei nemici. Balerion, Dio della Morte, divora le loro anime. Caraxes, Dio del Mare, bagnati del loro sangue. Gaelithox, Dio delle Stelle, bruciali nella tua luce. Meleys, Dea dell'amore, prendi i loro cuori come hanno preso i nostri. Maraxes, Dea del Cielo, lasciami volare sino a loro. Skrykos, Dio del tempo, guarisci questo dolore. Syrax, Dio della Follia, insidiati nelle loro menti. Tessarion, Dea della profezia, costruisci il mio futuro. Tyraxes, Dio dell'Intelligenza, aiutami a vincere. Verman, Dio del Viaggio, lasciami conquistare la terra. Vermithor, Dio dei Fabbri, forgia lame che dissanguino il mondo. Quattordici Fiamme, col Fuoco e il Sangue, benediteci affinché possiamo volare oltre la Lunga Notte.>>

Deamon la fissava, le labbra schiuse. Quelle non erano le parole giuste della preghiera, quelle erano un ritorno al passato.
Erano una promessa.
Non tutti l'avevano sentita, ma Melisandre e Rhaenyra sì. 
La roccia su cui erano era circondata da guardie, erano più dei presenti invitati, accorsi quella mattina dopo la convocazione del giorno precedente.
I draghi erano presenti, praticamente tutti, appollaiati sulle pietre più alte. 
Era stato Albalux a bruciare l'altare, con una lunga fiammata sulla superficie. 
Ma fu Carexes a produrre un lamento più apro, che interessò abbastanza Daemon da fargli togliere gli occhi dalla moglie pallida.
Tutti erano voltati verso una figura che si avvicinava, indossava ancora l'armatura grigia, con l'elmo che non poteva nascondere la barba bianca.
Ma non aveva il mantello, come se se lo fosse strappato via.
Era Aedus che camminava al suo fianco, così Daemon capì che era stato lui a farlo passare.
Le due guardie alzarono le spade, avevano i nervi a fior di pelle.

𝐓𝐡𝐞 𝐖𝐡𝐢𝐭𝐞 𝐓𝐚𝐦𝐞𝐫 - 𝐇𝐎𝐓𝐃Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora