CAPITOLO 61

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LA FOLLIA DEI DRAGHI

Il dolore è una cosa potente.
Non perde mai, vince sempre. Colpisce in modi inaspettati, alle spalle, al cuore, alla propria sanità mentale.
Il dolore fa impazzire, è una bestia crudele ed imparziale.
È un mietitore necessario, a volte. Ma quel dolore che Bellarys sentiva lo era sul serio?
Non aveva parlato dal momento in cui era tornati dalle rive dell'Occhio degli Dei, non aveva detto nulla al funerale o ai propri figli che avevano saputo la verità da Daemon.
Bellarys era sotto shock.
Erano passati giorni da quando si era chiusa a Roccia del Drago, vagando come un fantasma, la pelle chiarissima, i capelli secchi e scompigliati, le occhiaie viola e profonde.
Era letteralmente irriconoscibile e Deamon non sapeva come salvarla da sé stessa, perché questa volta il colpo era stato mille volte più brutale.
Era così stanca di perdere.
Sua madre, suo padre, Harwin, il suo neonato, la sua dolce Aemma, Luke, Rhaenys e ora il suo Viserys. Camminava pensando a lui.
Aveva dormito nel suo letto, respiro il suo profumo, abbracciato i suoi libri e le sue statuine.
Era così simile a suo nonno e Bell aveva amato disperatamente Re Viserys I.
Se solo non si fosse fatta convincere, se solo non fosse mai stato a quella battaglia, se solo lei si fosse vendicata di Criston Cole tanti anni prima.
Melisandre era la più presente, la seguiva nell'oscurità, in silenzio e la trovava ovunque si nascondeva. Ma soprattutto la proteggeva dagli altri.
La sua famiglia non doveva vedere il seme di follia che stava tornando in lei.
Non dovevano sapere che era il prezzo dell'essere un puro sangue Targaryen e del potere.
Aramis aveva pensato di vederla una sera, l'abito bianco le frusciava sulla pietra e i suoi passi silenziosi.
Giurata di averla sentita parlare e quando aveva guardato meglio, nel tentativo di seguirla, non l'aveva più trovata.
Ognuno combatteva il lutto.
E se sua madre avesse perso quella battaglia?

<<L'unica cosa che può distruggere la casa del drago è sé stessa>>

Bell si arrestò nel corridoio e si girò verso quella voce.
Seduta ad una finestra illuminata c'era una donna splendida, aveva un abito sinuoso e tra le braccia portava un bambino.
Quando ella si voltò Bellarys si aggrappò al primo muro che vide.

<<Madre?>>

Era proprio lei. Non ricordava tutti i particolari che ora vedeva come la lunghezza dei suoi capelli lisci e canuti. Come le fossette sulle sue guance o l'anello dorato che portava all'indice.
L'anello che suo padre aveva tenuto sempre da dopo la sua morte.
Le si avvicinò e ad ogni passo le parve di cadere, finché non le arrivò davanti e guardò quel bambino. Non era solo un bambino, suo fratello.

<<Piangi per noi? Le principesse non piangono, Bell>>

Alzò gli occhi sui suoi, sembrava riposata. <<Non sono una principessa>>

<<Mmmh, chi si aspettava questo colpo di scena?>> rise. <<Io sì. Sei sempre stata così forte>>

<<No, non è vero>>

<<Certo che sì>>

Si raddrizzò. <<No. Ero una bambina, ero solo una bambina. Non potevo essere forte, sono dovuta diventarlo>>

<<Quello che sento è risentimento?>>

<<No...io...capisco quanto gravoso sia essere madre. A volte l'amore che ho per loro è così potente che mi sento bruciare. E' mio dovere proteggerli, dare loro felicità e libertà, avrei dovuto...>> le si spezzò la voce. <<E' mio dovere dargli tutto, prepararli e...>>

𝐓𝐡𝐞 𝐖𝐡𝐢𝐭𝐞 𝐓𝐚𝐦𝐞𝐫 - 𝐇𝐎𝐓𝐃Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora