CAPITOLO 53

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CUORI MALEDETTI

Ci sono giorni in cui è più facile fingere, restare lontani dalla realtà. Ma ciò che non viene mai detto è che alcuni di noi ne sono dipendenti, trovano un modo che diventa una salvezza e che non siamo più in grado di lasciare andare.
Visenya sapeva di essere in missione ma allo stesso tempo, le terre in cui era, erano molto distanti dalle guerre che stavano infuriando.
Le Città Libere che aveva visitato le avevano fatto comprendere solo che il dolore era ovunque, tra le strade povere di Essos o nel cielo tra draghi.
Lei non aveva mai avuto un drago, in realtà non aveva mai tentato di reclamarne alcuno e non era sorpresa che non sentisse la mancanza di Roccia del Drago.
In realtà le piaceva viaggiare, stare sotto il sole caldo ma avevo scoperto di odiare i pirati, si credevano signori, ma per lei erano selvaggi.
Si sentiva loro ostaggio, dato che i signori delle Città Libere la veneravano come donna e allo stesso tempo non le ubbidivano per lo stesso motivo.

<<Inizio a stancarmi>>sbuffò, sollevando l'abito dorato. <<Tutto questo non serve a niente.>>

Melisandre era seduta accanto a lei, su una balconata del palazzo in cui risiedevano per gli incontri più importanti di Essos, apparteneva all'arconte.
Quella mattina avevano conversato per ore a Tyrosh, nel tentativo di assicurarsi un'alleanza o almeno un appoggio diplomatico.

<<Lo so che sembra così. Solo il mio dio può sapere cosa ci aspetta>> rifletté <<O quanto mi manca la mia Domatrice>>

Visenya si voltò a guardarla, era sorpresa della sua ammissione.
Sapeva che Melisandre serviva sua zia da quando era una ragazzina, anche se non era mai invecchiata ma pensava che fosse più un dovere, invece la sua lealtà aveva radici forte.
La Strega Rossa amava Bellarys.

<<Vorrei avere più notizie, invece di questo oblio>>

<<Siamo lontane, ci vorrà ancora qualche giorno per avere una risposta>>

Annuì <<Ho come la sensazione che tutto stia perdendo valore. I signori delle tre città non si fidano di mia zia, lei li ha distrutti, li ha quasi sterminati. E loro sono...così ridicoli. Credono che una barba blu li renda speciali? Sul serio? >>

<<Questo è vero ma noi siamo qui per ricordare loro che le Città libere sono nate dalla Fortezza di Valyria, ciò significa che i Targaryen possono reclamarle.>>

<<La Triarchia è molto diversa>>

<<La Triarchia non è forte come crede, certo, non ubbidisce a nessuno e tua zia sa di non avere scelta se non usare il fuoco e il sangue. Tu ora devi solo tenerli a bada, temporeggiare>>

<<Temporeggiamo da settimane!>> esclamò alzandosi. <<Quell'ammiraglio, Sharako Lohar di Lys, mi ha quasi riso in faccia oggi. Sfidarmi a giocare nel fango? Non sono un maiale ma un drago. Non voglio temporeggiare, vorrei Aerion qui, anzi..Aramis! Lui le avrebbe tagliato la testa per come ha osato parlarmi>>

Visenya aveva un carattere non facile, era risaputo. Si offendeva facilmente ma solo perché aveva passato l'infanzia a difendersi delle accuse di illegittimità.
E ormai da settimane il suo malo umore era peggiorato, si era chiusa nelle sue stanze per giorni quando aveva saputo della morte di suo fratello e di sua nonna.
Aveva pianto, urlato, bevuto fino a che non aveva ricevuto una lettera da sua madre.
Rhaenyra le aveva scritto parole bellissime, su come Luke fosse stato coraggioso, intrepido ma dopo era arrivata la verità.
Aemond era il responsabile.
Pensò al loro ultimo incontro, a come non aveva pensato che lui potesse essere diventato davvero crudele, era stato un bambino buono e ora non poteva più negare che era il suo peggior nemico.

𝐓𝐡𝐞 𝐖𝐡𝐢𝐭𝐞 𝐓𝐚𝐦𝐞𝐫 - 𝐇𝐎𝐓𝐃Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora