CAPITOLO 57

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L'INIZIO DELLA LEGGENDA

Le donne non avevano il privilegio di poter desiderare qualcosa.
Le donne non avevano il privilegio di poterselo prendere.
Bellarys guardava il proprio riflesso, ricordando quante volte avevano dovuto chiudere gli occhi per non bramare, stringere le mani per non afferrare.
Era stata una principessa, la più famosa del regno, al pari di Visenya e Rhaenys, le sorelle di Aegon. Era un simbolo di potere, aveva un drago, aveva viaggiato ma si era sempre ridotto tutto al fatto che era una donna.
Poteva avere tanti privilegi, ricchezza, un'eredità ma alla fine il suo riflesso era la sola verità che il tempo e il mondo avrebbero sempre visto.
E lo odiava.
Se fosse stata un uomo sarebbe già seduta sul Trono di Spade.
Se fosse stata un uomo non avrebbe dovuto sacrificare la sicurezza dei suoi figli, e di certo non li avrebbe persi.
Nessuno avrebbe osato attaccarla, tutti avrebbero abbassato lo sguardo e sarebbero stati in ginocchio.
Ma non era andata così.
Era una donna, non si poteva equivocare e questo la faceva infuriare.
Se volevano che stesse in ginocchio, allora sarebbe stata in piedi, su un gradino in più.
Se avessero voluto esiliarla, avrebbe bruciato intere città esiliandoli negli Inferi.
Se avessero voluto privarla della corona, avrebbe privato loro della testa.
Il mondo sarebbe stato di fuoco e sangue.
Quando annuì a sé stessa, posandosi la corona sui capelli intrecciati, sentì di essere libera dalla paura di essere la cattiva. Avrebbe scritto la sua storia e nessuno avrebbe osato cancellare nessuna parola.
Bellarys aveva deciso di cambiarsi, aveva sudato freddo dopo la visione e avevano ritardato l'incontro con i soldati solo per riprendersi.
Non poteva essere solo la loro Regina, doveva mostrarsi per quello che sarebbe diventata: una conquistatrice.
Se c'era una cosa che aveva capito, assieme a Daemon, che non si poteva più ritardare l'evitabile. Dovevano iniziare a creare il regno per l'Ultima Domatrice Bianca, prima che fosse troppo tardi.
La loro famiglia un giorno sarebbe stata trucidata, sarebbe stata usurpata e mandata in esilio ma non sarebbero rimasti cenere.
Dovevano risorgere e per farlo il mondo non avrebbe dovuto dimenticare.

<<Non l'ho mai visto così>>

Ella si voltò e Amarys, nella sua tenuta nera, si appoggiò alla porta.

<<Non vi ho forse ordinato di partire?>>

<<Serve tempo per i draghi e poi...perderci questo?>> domandò Amarys <<Mi sono persa abbastanza>>

<<Questo te lo posso concedere, tesoro. E chi non hai mai visto cosi?>>

Le sorrise appena<<Papà. Ora sembra avere uno scopo, credo, sembra completo.>>

<<Immagino che sia cosi>>

Uscirono dalla stanza, la Guardia Bianca prese subito a seguirle.

<<Posso parlarti mentre raggiungiamo il teatro che hai messo su?>>

La prese sotto braccio <<Sì, se usi la tua adorabile lingua biforcuta con attenzione>>

<<Lo hai sempre amato?>>

<<Cosa?>>

<<L'amore tra i draghi è profano. Noi siamo figli di Valyria, forgiata dagli dei più antichi e gli dei non si sposano forse tra loro? Come può essere divino se è anche profano?>>

<<Me lo sono chiesta per anni. Non so dire cosa sarebbe successo se io e Daemon non avessimo potuto stare insieme a causa della parentala. In un mondo diverso anche ai Targaryen sarebbe potuto essere stato proibito, ma hai ragione, gli dei di Valyria sono troppo antichi per essere contradetti, figuriamoci compresi. Io non comprendo l'amore, eppure amo>>

𝐓𝐡𝐞 𝐖𝐡𝐢𝐭𝐞 𝐓𝐚𝐦𝐞𝐫 - 𝐇𝐎𝐓𝐃Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora