CAPITOLO 14

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L'ORDINE DELLE COSE

Ci sono forme precise, create per un motivo e solo per infondere un inconsapevole messaggio.
Un esempio può essere una piramide, ciò che è all'apice è destinato a schiacciare ciò che sovrasta, che sia una scelta o meno.
Per quanto si vorrebbe distruggere, girare questa piramide, è ciò che è.
La sua vera natura crea un'ordine, una sequenza di caratteristiche che inibisce il caos.
Ma cosa accade se l'ordine viene meno?
Se il dovere verso esso viene frainteso?
Arrivano delle conseguenze e di rado lasciano sopravvissuti.
Erano passati esattamente quattro mesi e sei giorni dalla morte della Regina Aemma, Bellarys lo sapeva perché ne teneva il conto.
Una volta lo faceva in base a quando era tornata in vita ma ora le sembrava che con la morte della madre fosse accaduto lo stesso.
Le sue speranze su come sarebbe stata importante per il futuro erano macchiate dal sangue, perché all'epoca non aveva indizi sul suo scopo e ingenuamente aveva creduto di essere la madre di qualche grande Re.
Odiava essersi ridotta a quello come donna.
Ma poi Aemma era morta ed era come se fosse rinata una seconda volta, in un'altra versione di sé, quella con una vera possibilità di arrivare al Trono di Spade.
I suoi obiettivi erano cambiati, aveva persino nuove speranze e aveva uno scopo che le si addiceva maggiormente.
Sarebbe stata una buona madre ma non sarebbe mai stata la sua, questo la spaventava e preferiva reagire credendo di essere nata per essere Regina.
Da quando era tornata da Roccia del Drago aveva una considerazione più alta dei suoi doveri ma anche della propria libertà.
Il suo equilibrio tra studi e cavalcate si era evoluto tra cavalcate, riunioni e allenamenti.
Si sentiva forte, merito di Daemon ma non l'avrebbe mai ammesso.
Era stato bello avere una vittoria, una che potessero conoscere tutti.
Quel mattino era di buon umore, si era svegliata presto ed era scappata sino alla spiaggia oltre i giardini, aveva fatto una sessione intensa di addestramento.
Poi era sgaiattolata nella sua stanza durante il cambio della guardia, aveva fatto un bagno bollente e si era rivestita.
Quando Ser Criston era di turno per lei, ormai da settimane, indossava cose più sgargianti e lui ne rimaneva affascinato come chiunque.
Rhaenyra era felice di sapere che non vestiva più di nero per il lutto ma sapeva anche di dover ringraziare lo zio.
Bellarys indossava un abito di seta viola, la sarta dorniana aveva acceso il colore per arrivare alle sfumature dei suoi occhi.
Possedeva una profonda scollatura a cuore con mezze maniche, ed un alto spacco sulla gonna.
Tale taglio metteva in mostra i sandali dai lacci dorati che salivano sino alle ginocchia, lo stesso oro venne riprese negli orecchini pendenti che possedeva.
I capelli bianchi erano messi da lato con una treccia, le ciocche arricciate intorno al viso.

I capelli bianchi erano messi da lato con una treccia, le ciocche arricciate intorno al viso

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In parole semplici: era strepitosa.
Quel giorno la sua armatura fatta di tessuto mostrava la sua tenacia e fierezza.
Ser Criston non aveva detto nulla da quando era uscita dalla propria stanza salutando Lady Melisandre, la seguiva con fare meccanico.
Ella odiava quel silenzio, quella tensione, le rovinava l'umore e iniziò a torturarsi le dita piene di anelli.
Se non l'avesse fatto forse avrebbe colpito lui.
Camminarono nei viali dei giardini, a bordo dei suoi tunnel, c'era un'aria fresca e il sole caldo, in effetti era tutto troppo perfetto.

𝐓𝐡𝐞 𝐖𝐡𝐢𝐭𝐞 𝐓𝐚𝐦𝐞𝐫 - 𝐇𝐎𝐓𝐃Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora