JULIETTE
<<Julie, Julie svegliati che stiamo per atterrare.>>
La sua voce calda mi accarezzò il viso che avevo appoggiato al suo petto, per schiacciare un piccolo riposino sul letto della cabina del jet dei miei.
Saremmo atterrati nella capitale, ma il nostro piano era quello di spostarci perchè l'idea di rimanere fuori solo quattro giorni si era trasformata in un'intera settimana, alla totale ricerca di relax e quiete in terra straniera.
Quando ne avevamo parlato alla mia famiglia li avevo visti titubanti, avevano il timore che fosse di nuovo una bugia come il viaggio di lavoro che in realtà era stata una missione che ci era quasi costata la vita, ma per convincerli gli avevo concesso di prestarci il loro jet così che mio padre, avrebbe avuto la certezza, tramite il pilota, che quella sarebbe stata solo una vacanza.
Avremmo preferito entrambi partire con un aereo come tutti, pagando i biglietti, per sembrare persone normali una volta tanto, ma Damon non ne aveva voluto sapere, così per una volta avevamo ceduto noi, per non far scoppiare l'ennesimo macello.
Mi stropicciai gli occhi e la prima cosa che vidi furono due iridi scure che mi osservavano, brillanti come non le avevo mai viste.
<<Buongiorno Principessa.>> Mormorò guardandomi con il volto rilassato e quel ghigno che adoravo, mentre mi stiracchiavo, accoccolandomi meglio contro di lui.
<<Buongiorno.>> Sorrisi assonnata.
<<Dobbiamo alzarci e andarci a mettere le cinture, tra meno di un'ora atterreremo.>> E bastarono quelle parole a farmi passare tutta la sonnolenza, e a farmi scattare in piedi arzilla e carica. Non vedevo l'ora di scendere da quel jet per visitare posti nuovi, mete sconosciute e conoscere persone con culture, modi di fare e tradizioni completamente diverse dalle nostre.
<<Allora che aspettiamo, su vieni.>> Lo spronai mentre mi infilavo di nuovo le Converse.
<<Non ti ho vista correre così neanche quando eri una mia agente.>> Lo sentii commentare.
<<Questo perchè non mi aspettava nulla alla fine della corsa, ora mi attende un intero Paese!>>
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Non riuscivo a pronunciare neanche una parola, dire che Roma era meravigliosa era dir poco.
Profumava di arte e cultura lungo ogni strada, l'architettura del centro città era antica ma viva come se la gente del posto fosse riuscita a custodirla negli anni, senza perderne neanche un pezzo.
Le strade contornate dai marciapiedi dove la gente passeggiava chiacchierando, ridendo, litigando e discutendo di chissà cosa in quella loro lingua strana. I negozi pieni, i balconi con le lenzuola stese dalle signore che chiacchieravano da una terrazza all'altra, i bar sempre stracolmi e il profumo di sfiziosità a me sconosciute che viaggiava nel vento sotto i nasi di turisti come noi.
E fu così che passammo la mattina. Dopo aver fatto recapitare le nostre valige in un hotel in cui aveva prenotato Wayne mentre io dormivo, salimmo su un taxi e ci facemmo portare nel centro pulsante della capitale. Lungo il tragitto mi persi ad ascoltare la parlantina frenetica del signore alla guida, che parlava in quel loro strano italiano un po' distorto.
Wayne per fortuna l'italiano lo masticava in maniera eccellente, essendo stato lui sottoposto ad una preparazione impeccabile fin da bambino, e così mi spiegò che quello era il dialetto di quella città.
Il "romano", che a me pareva più arabo.
In ogni caso una volta scesi dal taxi ci eravamo fermati al primo bar che vedemmo per fare colazione, e le mie papille gustative gridarono di fronte a tutti quei dolci.
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Double Attraction
Storie d'amore⚠️QUESTO LIBRO È IL QUARTO DI UNA SAGA, I PRIMI TRE LI POTETE TROVARE SUL MIO PRIMO PROFILO: sofiacuofano⚠️ Juliette è una ragazza che si era ritrovata a dover sopravvivere già dall'età di sei anni quando a malapena riusciva a dire il suo nome, avev...
