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Il ritiro in Portogallo era finito e la squadra era tornata a Londra da qualche giorno. Anche gli allenamenti al centro sportivo erano ripresi e giorno dopo giorno riuscivo a prendere sempre più confidenza sia con gli spazi che con lo staff.
Ero ancora lontana dal sentirmi a casa mia, ma dovevo ammettere che mi piaceva stare lì, sentivo una carica diversa, una motivazione maggiore a fare meglio di quanto non avessi già fatto fino a quel momento. I rapporti con Leah erano nettamente migliorati: sentivo di star acquisendo molta più confidenza e vedevo materialmente la sua voglia di costruire un rapporto con me.

Quella mattina, come al solito, ci aspettava un allenamento molto intenso in vista della prossima partita di campionato contro l'Aston Villa che si sarebbe svolta all'Emirates Stadium due giorni dopo. L'avversario non era certamente dei più blasonati, ma per i tifosi dell'Arsenal era una partita molto importante: il ritorno a casa di una delle giocatrici simbolo della squadra, Jordan Nobbs.
Leah sembrava calma all'idea, d'altronde, come avevo visto durante il mio soggiorno a Londra prima di capodanno, le due sembravano in ottimi rapporti e poi questa non sarebbe stata la prima volta che la ex della bionda avrebbe giocato contro la sua ex squadra.

Dopo aver fatto colazione, io e Leah, uscimmo di casa insieme per recarci al centro sportivo. La bionda guidava con aria tranquilla la sua Audi nera ed io, di tanto in tanto, la osservavo.
Durante quei pochi giorni ero riuscita a scrutare tutte le più piccole reazioni che il suo corpo si ritrovava ad avere quasi automaticamente: la fronte corrugata quando trovavamo un po' di traffico, la mano che stringeva il volante quando il semaforo diventava rosso proprio mentre stavamo per passare, la scioltezza nel guidare con una sola mano quando la strada era libera. Mi ero divertita ad osservarla, oltre al fatto che era naturalmente molto piacevole da guardare.
Non mi lasciava mai scegliere la musica, la sua playlist andava in maniera casuale passando da Aretha Franklin a Taylor Swift e lei si divertiva a canticchiare ogni canzone.
Quella mattina un messaggio da parte di Jordan apparve sul display dell'auto.

"Arrivo domani, quindi dove ci vediamo? Devi ancora farmelo sapere."

La notifica attirò inevitabilmente l'attenzione della bionda che con un gesto veloce della mano la eliminò, forse con la speranza che io non l'avessi vista.
Per essere due che si erano lasciate avevano veramente un rapporto stretto, tanto da vedersi quando erano nella stessa città. Cercai di far finta di nulla guardando fuori dal finestrino e mi resi conto che fortunatamente eravamo quasi arrivate.
Una volta parcheggiata l'auto, la prima persona che incontrammo nei corridoi del centro fu Katie.

"Allora hai già sentito Jordan? Farete la solita rimpatriata?" chiese alla bionda lasciando alludere a qualcosa di più di un semplice incontro amichevole.

Leah non rispose, ma la guardò come se volesse ucciderla. In quel momento mi sentii quasi di troppo e sicuramente infastidita dal pensiero di Jordan e Leah insieme.
Feci un respiro profondo e continuai a camminare verso gli spogliatoi. Proprio lì fuori trovai Alessia che era appena arrivata, ma stava parlando con una persona dello staff prima di entrare.

"Buongiorno amica!" mi disse in italiano.

"Buongiorno a te, bellissima!" le lasciai un bacio sulla fronte e poi proseguii verso il mio sedile.

L'aria in quella stanza era diversa. Man mano che le ragazze arrivavano il mormorio cresceva sempre di più, soprattutto da parte delle veterane. Parlavano di Jordan, di quanto fosse bello che sarebbe finalmente ritornata, che ogni volta che dovevano giocarci contro non era mai facile per loro. Jordan era stata carina con me quando ero arrivata a Londra con Lucy, non avevo motivi per avercela con lei, eppure il pensiero di vederla non mi entusiasmava per niente.

L'allenamento di quella giornata era finalizzato alla resistenza e all'equilibrio. L'Aston Villa era una squadra molto fisica e dovevamo essere pronte a difendere palla con il fisico e ad affrontare la loro pressione.
Jonas ci divise in due squadre, naturalmente mise tutti i migliori difensori, tra cui Leah, nella squadra opposta alla mia, visto che la sua idea era sempre quella di attuare l'avanzamento della mia posizione.
Riuscire a mettere in pratica lo schema che aveva Jonas in mente era tanto difficile quanto stressante, ero palesemente poco adatta a ricoprire quel ruolo e tutti sembravano rendersene conto, tranne lui.
Ripetemmo le stesse azioni per ore ed ore, fino allo sfinimento, ma il risultato era sempre uguale: fallimento totale.

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