Pensavo di essere preparata. Di averci fatto il callo.
Sono anni che convivo con l'idea che chiunque abbia accesso alla mia vita anche solo per un attimo si senta in diritto di giudicarla. Ma questa volta è diverso. Più personale. Più cattivo.
Leah e Lucy non si seguono più sui social. Lo hanno notato tutti, ovviamente. C'è chi lo ha preso come una prova inconfutabile che io sia la causa.
Una valanga. Una tempesta che mi è piovuta addosso senza preavviso.
"Homewrecker."
"Arrampicatrice sociale."
"Rovinacoppie."
"Vergogna per il club."
Le leggo quasi tutte. All'inizio per caso, poi per assurda abitudine.
Scorrono sotto i miei post come veleno liquido. Commenti sotto le foto dove sorrido, sotto gli scatti ufficiali del club. Anche i profili delle mie compagne sono invasi. E Leah... lei li legge. Lo so.
Me ne accorgo da come mi guarda, da come le si stringe la mascella quando lascia il telefono sul tavolo con troppa forza, da come stringe le mani quando qualcuno osa nominarla ad alta voce. Lucy.
Vorrei parlare. Vorrei dire tutto.
Che io e Leah non ci siamo nemmeno mai baciate, che non c'è niente da raccontare se non due persone che si stanno conoscendo. Che ci prendiamo il nostro tempo, che non stiamo recitando nessun copione.
Che Lucy è stata il primo abbraccio e poi la prima coltellata.
Che mi aveva giurato di non ferirmi, che mi aveva fatto credere di essere al sicuro, e invece mi ha usata come parafulmine per il suo ego ferito.
Ma non posso.
Non devo.
Ci sono cose che non appartengono al mondo, che non possono essere spiegate con un post o un tweet. Non mi sento una martire. Ma neanche un mostro. Solo... stanca.
Mi aggrappavo agli allenamenti. Alla gamba che torna a muoversi come deve. Alla fatica buona, quella che ti svuota e ti riempie allo stesso tempo.
Il campo era ancora lontano, ma c'era una luce ora. Piccola, tremolante. Una promessa.
Eppure, quella sera, non bastava.
Avevo cercato di farmi scivolare tutto addosso, ma sentivo il respiro corto, la gola stretta. La solitudine. Il peso.
Poi è suonato il campanello.
Martina.
La sua faccia è stata come una carezza sul cuore. Non aveva bisogno di dirmi nulla, e io non ho fatto domande. Sapevo perché era lì.
Mi ha guardata, ha allungato le braccia, e io...ho ceduto.
Mi sono lasciata andare contro di lei, con la fronte sul suo petto, le lacrime che cadevano senza rumore. Non piangevo così da anni. Ma stavolta non potevo tenermi tutto dentro.
«Che ho fatto di male, Marti?»
La mia voce era rotta. Sgraziata. «Perché mi odiano così tanto? Come se fossi io la causa di tutto, come se fossi...marcia dentro.»
Lei mi accarezzava i capelli, senza dire nulla, solo stringendomi. E poi, piano:
«Tu non hai fatto niente di male. Sei solo finita nel mezzo. Sei la cosa bella che qualcuno non riesce ad accettare.»
Scoppiai in un altro pianto. Era liberatorio. Umiliante. Necessario.
«Io volevo solo... stare bene. Per una volta. Con qualcuno che mi fa sorridere, che mi guarda come se valessi qualcosa.»
«E lo fai,» sussurrò. «Hai il diritto di essere felice, Lu. Anche se fa incazzare il mondo.»
Rimanemmo così per un tempo indefinito. Io, finalmente fragile. Lei, forte per entrambe.
⸻
Leah's pov
Stavo sulla soglia della mia camera. Il corridoio era buio, ma abbastanza illuminato dalla luce calda del soggiorno per vedere tutto.
Lucia piangeva tra le braccia di Martina.
E io non riuscivo a muovermi.
Un nodo alla gola mi impediva di deglutire. Ogni singhiozzo di Lucia era come un pugno nello stomaco. Avrei voluto entrare, dirle che andava tutto bene, che c'ero io, che non avrebbe dovuto affrontare quel dolore.
Ma non era il mio momento.
Martina sapeva cosa fare. E io... io potevo solo stare a guardare. Con rabbia. Rabbia contro Lucy, contro internet, contro chiunque pensasse di poter distruggere una persona con qualche parola codarda.
Lucia non meritava nulla di tutto questo. E io... io avrei fatto qualcosa.
Non sapevo ancora cosa, ma l'avrei fatto.
Per lei.
Per farle tornare quel sorriso che, giorno dopo giorno, mi stava entrando dentro come luce nei posti più bui del cuore.
Giurai, in quel momento, che l'avrei protetta.
A qualunque costo.
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Il cuore nel pallone
FanfictionLucia Grimaldi è una ragazza napoletana di 24 anni con il sogno di giocare in una grande squadra e vincere quanti più trofei possibili. La sua carriera è iniziata tardi, colpa di suo padre che non voleva farla giocare ad uno sport che lui riteneva f...
