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Wembley.

Anche solo pronunciare quella parola mi faceva tremare lo stomaco. Non era la prima volta che calpestavo l'erba di uno stadio tanto importante, ma stavolta tutto sembrava avere un peso diverso. Era come se tutto quello che avevo vissuto fino a quel momento mi avesse portata esattamente lì, sotto quel cielo inglese, in quel tempio del calcio, per giocarmi qualcosa che andava ben oltre un semplice trofeo. C'era una città intera dietro di noi. C'era una famiglia.

Leah si muoveva nello spogliatoio con passo sicuro, come se stesse tornando a casa. E in effetti, per lei Wembley lo era davvero. Lo conosceva metro per metro, angolo per angolo. Quando ci fermammo un momento davanti agli armadietti, mi prese la mano e me la strinse, forte.
«Qualunque cosa accada oggi... tu sei già entrata nella storia di questa squadra, lo sai?»
Le sorrisi. «No Leah. Oggi ci entro sul serio.»

La tensione nei giorni precedenti era stata quasi surreale. Eravamo tutte concentrate, ma ognuna cercava un modo personale per gestire l'ansia. Io avevo Leah. E i suoi baci lenti, delicati, come quelli con cui quella mattina mi aveva svegliata accarezzandomi la schiena, facendomi rabbrividire come se fosse la prima volta che lo faceva.

Avevamo fatto colazione insieme parlando di tutto tranne che di calcio. Vacanze, spiagge, mango e cocktail. Volevamo tenerci lontane da tutto quello che avrebbe potuto toglierci anche solo un pizzico di lucidità.

Al centro sportivo l'atmosfera era tesa ma positiva. Renée, come sempre, trovò le parole giuste.
«Oggi non si vince solo con i piedi, ma con la testa e il cuore. Il City è forte, lo sappiamo. Ma voi siete di più. Oggi non si gioca contro Vivianne o contro i loro numeri. Si gioca per tutto ciò che ci ha portato fin qui. E ricordatevi... la finale si vince nel primo tempo. Dobbiamo essere ciniche. Fredde. Determinate. Poi, nel secondo, potremo respirare. E far respirare chi dovrà correre con noi tra qualche giorno contro il Chelsea.»

Sul pullman, in viaggio verso Wembley, nessuna parlava ad alta voce. Cuffiette, sguardi fuori dal finestrino, mani che giocherellavano con i lacci delle scarpe. Tutte incanalavamo l'adrenalina a modo nostro.

All'arrivo... un'ondata. Gente ovunque, giornalisti, fotografi, telecamere. L'aria era densa, come se stessimo entrando in una bolla fatta di emozione pura. Leah mi prese per mano e mi trascinò sul prato.
«Guarda, là.» Indicò uno dei settori tribuna. «Amanda e Jacob. Ce l'ho fatta a convincerlo, anche se ha una sciarpa degli Spurs nascosta sotto la giacca.»
Ridemmo insieme mentre salutavamo entrambi. Amanda rispose con un bacio lanciato nell'aria. Jacob alzò i pollici in su. Era bello vederli lì.

Durante il riscaldamento una ragazza dello staff mi venne a cercare. «Lucia, Sky Sport vorrebbe fare un'intervista prepartita con Alex Scott.»
Accettai con un mezzo sorriso. Alex era la migliore amica di Leah, e con me era sempre stata gentile. La trovai al bordo campo, microfono in mano, sguardo complice.

«Lucia, oggi è una grande giornata. Come ti senti a giocare questa finale qui, a Wembley?»
«Emozionata, molto. Ma anche determinata. È un onore essere qui, ma è ancora più bello poterlo fare con questa squadra.»
Alex annuì. «Hai avuto un impatto enorme sin dal tuo arrivo. Oggi affronti una squadra che, ironicamente, vi ha aiutato a riaprire la corsa al campionato. Coincidenza curiosa.»
«Il calcio è fatto così, no? Ma oggi non vogliamo ringraziare. Vogliamo vincere.»

In quel momento la vidi. Lucy, poco distante. Alex le fece cenno con entusiasmo. «Lucy! Vieni un attimo!»
Mi si gelò il sangue per un istante.

Lucy si avvicinò e fu impeccabile, come sempre.
«Lucia sta facendo una stagione pazzesca, se posso dirlo. Ha alzato il livello della WSL. E sì... la aspettiamo a Barcellona.»
Il mio sguardo rimase fisso sull'erba per un secondo, ma Alex colse la palla al balzo.
«A proposito, Lucia. Dopo il prestito... che succede?»
Sospirai, poi alzai lo sguardo e parlai con sincerità.
«Ho ricevuto proposte interessanti. Ma qui ho trovato una famiglia. Adesso però non è il momento di decidere. Voglio restare concentrata su ciò che conta: vincere.»

Dopo il riscaldamento rientrammo negli spogliatoi. Renée ci richiamò subito all'ordine.
«Non fatevi distrarre da chi conoscete. Vivianne ha giocato qui, con voi. Ma oggi indossa un'altra maglia. Siate spietate. Date tutto nei primi 45. Poi... respireremo.»

Lo stadio era pieno. I cori, le bandiere, la vibrazione della folla... Tutto era magnificente.

La partita cominciò intensa. Nessuna delle due squadre voleva scoprirsi troppo. Ci studiammo, con molta attenzione. I primi minuti furono combattuti, duri. Contrasti, pressing. Nessuna sbavatura.

Ma nella ripresa cambiò tutto.

Leah mi vide partire e lanciò un pallone che attraversò mezzo campo, perfetto, preciso come solo lei sapeva fare. Lo controllai, mi voltai e superai il portiere con un tocco morbido sul primo palo.
1-0.

La corsa sotto la curva fu istintiva. I tifosi esplosero. Urlavano il mio nome. Era come se tutto il sangue mi si fosse acceso dentro.

Poi toccò ad Alessia: uno-due stretto con me, taglio centrale e gol. 2-0.
E infine, Frida. Un tiro da fuori area, potente, teso. 3-0. Tutto sembrava perfetto.

Renée fece le sostituzioni: io, Leah, Kim, Alessia e Katie uscimmo tra gli applausi. Ma il City non era morto. Segnarono due gol in pochi minuti. L'ansia crebbe. Ogni secondo era un'eternità.

Poi il fischio finale.

Esplosione.

Io e Leah saltammo in piedi, correndo ad abbracciare le compagne che erano in campo. Katie piangeva, Kim rideva. Frida aveva il volto rigato di lacrime.
«Ce l'abbiamo fatta!» urlò Leah stringendomi a sé.
«Il primo passo.» risposi io, e ci baciammo mentre le luci di Wembley si riflettevano nei nostri occhi.

Sul palco, Kim sollevò la coppa. La prima. La mia prima con questa maglia.

Sugli spalti Amanda e Jacob erano in piedi, festeggiavano con noi. Era tutto perfetto.

La sera, al party organizzato dal club, ballammo. Cantammo. Ma senza esagerare. La battaglia più grande ci aspettava a breve.

E guardando Leah muoversi tra le sue compagne, con la coppa in mano e quel sorriso che illuminava tutto, capii che per quel sogno... valeva la pena combattere fino all'ultimo respiro.

Il cuore nel palloneLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora